Recensione

Recensione di Angels in America, Part Two

In Perestroika, Tony Kushner dilata le crisi intime di Millennium Approaches in un dramma arduo e cupamente comico sull’AIDS, sul potere politico, sull’autorità spirituale e sul compito collettivo della sopravvivenza.

Autore
Tony Kushner
Prima pubblicazione
1994
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Vedi fonte https://openlibrary.org/works/OL20219620W

Recensione di Angels in America, Part Two: ricostruire dopo la rivelazione

Una recensione di Angels in America, Part Two che voglia giudicare correttamente Perestroika deve muovere da un dato fondamentale: Tony Kushner non ha scritto una seconda vicenda autosufficiente, ma il turbolento compimento di un solo, vastissimo ragionamento drammatico. Millennium Approaches si chiude con una rivelazione che sfonda il soffitto; Perestroika indaga ciò che viene dopo lo spettacolo. Un uomo malato deve stabilire se un messaggio divino meriti obbedienza, i compagni che hanno abbandonato chi amavano devono fare i conti con il male provocato e il potere politico si rivela incapace di contrattare con la mortalità. Più strano, più aperto e più incline alla disputa della prima parte, il seguito rende infine nitida la tesi più profonda di Kushner: cambiare comporta dolore e compromessi, ma sottrarsi al cambiamento equivale a una forma di morte.

Le dimensioni del dramma restano volutamente instabili. Camere d’ospedale, appartamenti, sogni, l’Antartide, il Paradiso e luoghi pubblici celebri appartengono al medesimo universo scenico. Personaggi storici e figure d’invenzione si incontrano; una battuta spezza una scena di terrore; una discussione politica si tramuta in accusa fra le mura domestiche e poi in commedia metafisica. Sulla pagina, tanta mobilità può apparire eccessiva, ma traduce la pressione decisiva dell’opera. La crisi dell’AIDS non è una tragedia circoscritta a una comunità separata: porta allo scoperto i fallimenti della medicina, del governo, della religione, della famiglia e delle storie attraverso cui l’America racconta se stessa.

Non ne deriva una soluzione ordinata per Millennium Approaches. Il dramma riguarda, piuttosto, la difficoltà di dare alla conclusione una forma onesta. La virtù non garantisce ricompense proporzionate; patire non rende automaticamente saggi; perdonare non annulla le ferite. Al loro posto prende forma un’etica provvisoria: abitare l’incertezza, rispondere delle proprie azioni e continuare a muoversi verso gli altri.

Un seguito che non riduce i personaggi a formule

Prior Walter resta il fulcro emotivo, eppure Perestroika non lo confina né nella vittima né nel visionario. La malattia lo espone, mentre l’incontro con l’Angelo gli assegna un’autorità che non ha chiesto. La questione essenziale non è stabilire se il soprannaturale sia letteralmente vero, ma se una rivelazione che ordina l’immobilità possa possedere un valore morale per chi deve cambiare per sopravvivere. Opponendosi, Prior rovescia dall’interno la consueta storia del prescelto. Essere eroici significa meno accogliere un destino grandioso che contestare le condizioni alle quali quel destino viene proposto.

Attorno a Prior, Kushner continua a giudicare moralmente senza mai semplificare. L’abbandono compiuto da Louis è indifendibile, ma la paura, la colpa, l’intelligenza e la sua capacità di mentire a se stesso restano pienamente umane. Il conflitto di Joe con la propria sessualità non cancella le conseguenze delle sue decisioni. Le visioni di Harper offrono una comprensione autentica, che da sola, però, non può sanare il matrimonio né aprirle un futuro. Hannah giunge con certezze rigide e scopre che l’assistenza concreta può costringere la fede a trasformarsi. Belize, spesso lo sguardo più limpido del dramma, tiene insieme tenerezza, ira, umorismo e competenza professionale; riconosce quanto razzismo, omofobia, ricchezza e accesso alle cure determinino un’esperienza della malattia che solo in apparenza è privata.

Roy Cohn sottopone l’immaginazione morale alla prova più severa. Kushner non addolcisce la sua crudeltà e non pretende che il fatto di morire lo renda innocente. Per Roy, avere potere significa poter imporre il significato della realtà, compreso quello della propria diagnosi e della propria identità. In ospedale, tuttavia, la sua dipendenza fisica non può più essere negata. L’assistenza che Belize gli offre non è una riconciliazione sentimentale: rende visibile la distanza etica fra riconoscere l’umanità di qualcuno e giustificarne le azioni. Da questa distinzione il dramma ricava una forza non comune.

Perestroika e la forma del teatro politico

Il titolo richiama un processo di ristrutturazione che Kushner trasforma insieme in principio politico e forma teatrale. Il contesto reaganiano conta perché i personaggi abitano istituzioni che assegnano in modo ineguale dignità e vulnerabilità. Roy può contare su denaro, relazioni e influenza; Prior e Belize sanno invece che cure mediche, riconoscimento pubblico e sicurezza non sono mai faccende soltanto individuali. Le astrazioni della politica diventano concrete nel decidere chi viene curato, a chi si crede e quale dolore può essere trascurato.

Kushner procede per dialettica, non per documentazione. I personaggi difendono una posizione con sicurezza abbagliante, quindi la condotta ne mette a nudo i confini. Louis sa analizzare la democrazia americana mentre viene meno alla persona più vicina a lui. Joe invoca la legge e la fede mentre evita di guardare le verità che lo riguardano. Gli angeli descrivono l’ordine del cosmo e nello stesso tempo propongono una soluzione nemica della vita umana. Per quanto brillante, nessun discorso ottiene il diritto di concludere il confronto una volta per tutte.

Questo procedimento avvicina Perestroika alle tradizioni del teatro epico e brechtiano, senza ridurla a una lezione in aula. Le idee politiche passano attraverso desiderio, vergogna, malattia, lavoro e lutto. Chi è interessato allo scontro fra trasformazione personale e linguaggio rivoluzionario può leggere anche la recensione di Revolutionary Suicide, dedicata all’impegno politico in una forma e in un’esperienza storica molto diverse. La conquista peculiare di Kushner consiste nel fare del ragionamento un evento teatrale: il pensiero muta perché i corpi occupano lo stesso spazio e si impongono obblighi reciproci.

Angeli, comicità e il problema dell’autorità

Il meccanismo soprannaturale è sgraziato per scelta. Gli angeli appaiono maestosi e ridicoli; il Paradiso è insieme sublime e burocratico; una rivelazione può assumere il tono di un ordine amministrativo avvolto in immagini sacre. La mescolanza disorienterà chi si aspetta un misticismo solenne, ma proprio quel disagio è fecondo. Kushner diffida delle autorità che si dichiarano eterne, pure o incontestabili. Anche il Paradiso deve rendere conto di un progetto che antepone l’ordine alla vita.

La comicità non interrompe quindi il lavoro serio del dramma: ne costituisce uno degli strumenti. Le battute smascherano la vanità, incrinano i dogmi e consentono ai personaggi di conservare una personalità propria quando le circostanze rischiano di trasformarli in simboli. La ferocia di Roy può risultare ripugnante e, nello stesso istante, magnetica a teatro. La schiettezza di Hannah sa fare chiarezza nella confusione cosmica. L’umorismo di Belize respinge la parte passiva che altri vorrebbero assegnargli. Ridendo, l’opera riconquista più volte una misura umana di fronte ai sistemi politici, religiosi e sanitari che minacciano di schiacciare l’individuo.

La densità dei simboli, d’altra parte, giustifica una reale cautela. Rispetto alla prima metà, Perestroika moltiplica cosmologia, discussioni e disordine deliberato. Alcune sequenze sembrano estendere un'idea già affermata, e certi personaggi secondari funzionano più come elementi di pressione sull'argomentazione centrale che come figure sviluppate con pari compiutezza. L’ampiezza dell’opera non può essere separata dalla sua potenza, ma non tutte le diramazioni convinceranno ogni lettore allo stesso modo.

Cura, mortalità e una comunità conquistata

Nei passaggi migliori, l’epica si radica in gesti di assistenza: lavare un corpo in preda alla febbre, somministrare un farmaco, restare seduti accanto a chi ha paura, dire la verità quando consolare sarebbe più semplice. Ognuna di queste azioni diventa politica. Kushner non idealizza chi si prende cura degli altri: può essere irritato, sfinito, incline a giudicare oppure mosso dal dovere professionale. A dargli importanza sono le azioni, non una presunta purezza morale.

Da questa prospettiva cambia anche il senso della comunità. L’opera non sogna un gruppo armonioso nato da un accordo finalmente unanime. I legami in formazione uniscono persone separate da razza, religione, ideologia, sessualità e torti subiti. Alcuni rapporti non possono essere recuperati; certe scuse giungono troppo tardi. Nuove alleanze diventano comunque possibili quando i personaggi smettono di considerare umiliante la dipendenza dagli altri. Il futuro appartiene non tanto all’eroe isolato quanto alla rete precaria di chi decide di non abbandonarsi.

Per proseguire fra opere che affrontano la morte guardando con franchezza al lavoro concreto che la circonda, si può leggere la recensione di Smoke Gets in Your Eyes. Kushner adotta il fantastico invece del registro documentario, ma entrambi i libri contestano le abitudini che tengono la mortalità nel regno dell’astrazione. In Perestroika, il corpo è il punto d’incontro fra politiche pubbliche, lealtà private, paura e speranza. La grandiosità del dramma regge perché ritorna senza sosta a questa realtà materiale.

Il contesto storico non è una teca

La crisi dell’AIDS e la politica conservatrice degli anni Ottanta e dei primi Novanta hanno plasmato Perestroika, che va letta alla luce di quella storia. La sua collera non è generica. I personaggi vivono in un tempo in cui sulla malattia grava uno stigma alimentato sistematicamente e l’indifferenza pubblica accresce la catastrofe privata. Kushner mette inoltre in relazione la storia mormone, la migrazione ebraica, il lessico della Guerra fredda, il potere dell’epoca maccartista e i miti americani della mobilità. Il quadro della nazione è affollato perché la nazione stessa viene proposta come una storia contesa.

Il dramma, tuttavia, non accetta di farsi rinchiudere nel passato come un reperto. Le domande rimangono attive: chi ha il potere di definire una vita? Che cosa deve la società alle persone malate? Le istituzioni possono cambiare senza la pressione di coloro che esse stesse emarginano? Quando la lealtà diventa una fuga dalla verità? Kushner non rende il valore contemporaneo dell’opera dipendente dalla finzione che niente sia mutato. Il testo dura perché mostra che ogni conquista nasce da conflitto, cura, memoria e rifiuto, non perché la storia si sia fermata.

Particolarmente rilevante è il trattamento della vita queer. Il desiderio non si riduce alla politica dell’identità, ma non viene neppure separato dal pericolo politico. Per un’opera diversa sui legami queer sottoposti al peso dell’autorità sociale e religiosa, si veda la recensione di Les Amitiés particulières. Il confronto misura quanto Kushner allarghi radicalmente il campo: l’intimità privata si lega alla salute pubblica, al potere della legge, al mito nazionale e alle visioni dell’aldilà.

Punti di forza, avvertenze e destinatari

Il principale merito del dramma sta nel non scegliere fra ambizione intellettuale e urgenza emotiva. Kushner sa costruire una scena attorno a un contrasto ideologico senza dimenticare che chi parla desidera amore, sicurezza, riconoscimento oppure vendetta. Mette in scena il lutto senza privarlo del comico. Condanna la crudeltà continuando a interrogarsi sui meccanismi con cui gli esseri umani si assolvono. Per queste qualità, Perestroika ricompensa chi legge teatro moderno, chi studia la cultura politica degli Stati Uniti e chi vuole capire come la scena possa rappresentare una crisi troppo vasta per il realismo rigoroso.

Le avvertenze sono importanti. Millennium Approaches va letto per primo, perché la seconda parte ne presuppone relazioni, tradimenti e apparizione conclusiva. È un testo lungo, con ritmi diversi da quelli di un romanzo tradizionale. Didascalie, ruoli interpretati dagli stessi attori, cambi improvvisi di luogo e artifici teatrali resi visibili appartengono al progetto: non sono ostacoli da convertire mentalmente in una narrativa naturalistica. Anche le rappresentazioni della malattia, della morte, dell’abbandono, dell’omofobia, del razzismo e dell’abuso emotivo possono essere difficili. La commedia non rende innocui questi temi.

Chi predilige il realismo sobrio o intrecci chiusi con precisione può respingere sermoni, visioni e architettura ribelle. Anche un lettore ben disposto può dubitare dei momenti in cui un personaggio sembra sostenere un carico tematico eccessivo. Quell’eccesso, però, ha una funzione. Un dramma più piccolo e ordinato smentirebbe l’esperienza che vuole rappresentare: vite private travolte dalla storia e poi lentamente ricomposte attraverso scelte incomplete, eppure reali.

Alternative e giudizio conclusivo

Perestroika non ha un equivalente diretto, ma altre letture possono isolare una parte della sua ampiezza. Chi cerca soprattutto il potere politico e la costruzione delle istituzioni americane può consultare la recensione di John Adams. Chi privilegia l’intimità queer entro sistemi morali repressivi potrebbe preferire Les Amitiés particulières; chi si concentra sulla mortalità e sulle consuetudini sociali che circondano la morte troverà forse più diretto Smoke Gets in Your Eyes. Nessuno, tuttavia, replica la collisione kushneriana fra dramma domestico, argomentazione politica, comicità camp e fantasia apocalittica.

Il giudizio è decisamente positivo, con una riserva indispensabile: Angels in America, Part Two esige molto perché conclude senza accettare una falsa chiusura. I personaggi non vincono sulla storia, non sanano tutte le ferite e non raggiungono una perfezione morale. Imparano, ciascuno in misura diversa, che sopravvivere è un’azione collettiva. Il movimento finale dell'opera si guadagna la speranza mantenendo visibile la perdita, e la sua visione del progresso resta persuasiva proprio perché non è trionfalistica.

Perestroika è meno ordinata di Millennium Approaches, ma proprio quel disordine dà forma al suo coraggio. Kushner mantiene vive le contraddizioni abbastanza a lungo da consentire il cambiamento. A chi accetta di seguirne le dispute, le brusche variazioni di tono e le impossibilità teatrali, l’opera offre una delle più penetranti riflessioni del teatro americano moderno sui doveri reciproci degli esseri umani quando le autorità ricevute in eredità vengono meno.

Letture collegate

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