Recensione

Recensione di Blumhouse Book of Nightmares

Catalogata qui come Blumhouse Book of Nightmares, questa antologia urbana unisce inventiva cinematografica e prosa discontinua.

Autore
Jason Blum
Prima pubblicazione
2015
Cover image for Blumhouse Book of Nightmares
Cover image served by Open Library; edition artwork may differ from the reviewed text.
Vedi fonte https://openlibrary.org/works/OL20005924W

Recensione di Blumhouse Book of Nightmares: la città come macchina della paura

Per evitare equivoci, UtoRead cataloga l'opera come Blumhouse Book of Nightmares. Penguin Random House presenta l'antologia pubblicata con il titolo più completo The Blumhouse Book of Nightmares: The Haunted City. Le due forme del titolo identificano la stessa raccolta recensita in questa pagina: la versione abbreviata usata nel catalogo non va confusa con un'altra opera o un volume distinto.

Questa recensione di Blumhouse Book of Nightmares parte dalla scelta più riuscita della raccolta: assegnare a un gruppo numeroso e stilisticamente eterogeneo di autori un unico vincolo creativo ben definito. I racconti devono stabilire in qualche modo un rapporto con la città. È una condizione abbastanza ampia da ammettere fantasmi, mostri, follia, ossessione artistica, ansia sociale e vendetta, ma abbastanza specifica da impedire che il libro sembri un assortimento casuale raccolto sotto il nome di una celebre casa di produzione. Strade, appartamenti, alberghi, carceri, istituzioni e quartieri trascurati diventano più che semplici sfondi. Si trasformano in sistemi che isolano le persone mentre le ammassano le une accanto alle altre.

L'antologia di Jason Blum è dunque più convincente quando considera la vita urbana un meccanismo che esercita pressione. Una città offre una vicinanza costante senza garantire intimità, un movimento incessante senza via di fuga e ambienti costruiti le cui storie restano in parte nascoste agli abitanti del presente. Sono contraddizioni particolarmente adatte all'horror. Il libro trasforma più volte lo spazio pubblico in vulnerabilità privata: la folla non vede necessariamente ciò che accade a un individuo, mentre un edificio familiare può conservare ricordi che i suoi residenti preferirebbero ignorare.

La raccolta è anche un punto d'incontro intenzionale fra il cinema horror e la prosa. Fra gli autori figurano sceneggiatori, registi, attori e scrittori di narrativa affermati. Questa combinazione produce il principale piacere del libro e la sua principale debolezza. Molti testi partono da idee forti e possiedono un'immediata efficacia visiva, ma l'istinto cinematografico non si traduce sempre in frasi, interiorità e finali governati con pari sicurezza. Il risultato è discontinuo, ma non privo di forma. I racconti migliori sfruttano la libertà della narrativa breve per sperimentare effetti che non devono sottostare ai vincoli di un bilancio di produzione; quelli meno riusciti somigliano a incisive idee per lo schermo ancora in attesa della consistenza che soltanto la prosa può offrire.

Le possibilità offerte dall'idea della città infestata

Il sottotitolo dell'edizione pubblicata, The Haunted City, descrive un metodo più che un'unica ambientazione. In un'intervista pubblicata da Nightmare Magazine, Blum ha spiegato che agli autori era stato chiesto di collegare i racconti a una città, non semplicemente di ambientare ogni vicenda nel centro cittadino. La distinzione è importante. Permette all'antologia di considerare il degrado urbano, la gentrificazione, l'ambizione professionale, la proprietà, l'espulsione degli abitanti e l'anonimato come fonti di terrore, senza costringere tutti gli autori nella stessa mappa stradale o nello stesso sistema di regole soprannaturali.

Questa premessa condivisa crea rimandi fecondi fra racconti altrimenti differenti. Gli edifici fanno pensare a chi li abitava in precedenza. La riqualificazione implica storie cancellate. Gli ambienti di lavoro trasformano l'attività professionale e l'ambizione in trappole. La promessa urbana di potersi reinventare può diventare inquietante, perché reinventarsi rende anche facile nascondersi. Una persona può scomparire in un quartiere, in un'istituzione o in un ruolo sociale persino quando continua a essere circondata da testimoni. Qui l'orrore nasce spesso dalla distanza fra ciò che un luogo dichiara di essere e ciò che ricorda.

Questa attenzione alla città impedisce inoltre che il marchio aziendale diventi l'unico principio organizzativo dell'antologia. I lettori attratti dalla notorietà di Blumhouse incontreranno meccanismi narrativi familiari al genere, ma il libro non è un semplice insieme di versioni in prosa di film già esistenti. La descrizione ufficiale dell'editore presenta i racconti come opere scritte appositamente e Blum ha descritto il progetto come un'occasione, per gli autori, di spingersi con l'immaginazione oltre i vincoli economici e pratici del cinema. I testi migliori realizzano questo obiettivo: conservano la sensibilità dello sceneggiatore per la scena e il ritmo, usando al tempo stesso la prosa per soffermarsi sulla memoria, sull'estraneità e sull'instabilità della percezione.

Chi è attratto da questa combinazione può anche esplorare la più ampia raccolta horror di UtoRead, dove il tema urbano può essere confrontato con case infestate, spazi gotici, mostri e terrore psicologico. La distinzione utile è che questo libro si interessa meno a un unico incubo prolungato che a una rassegna, estesa a tutta la città, dei molti incubi possibili.

I racconti migliori e la varietà emotiva della raccolta

I testi più memorabili dell'antologia tendono a legare l'elemento soprannaturale o grottesco a un bisogno umano comprensibile. Publishers Weekly ha segnalato diversi esempi, rilevando al tempo stesso la discontinuità del libro. “Geist” di Les Bohem e “Gentholme” di Simon Kurt Unsworth affrontano i fantasmi attraverso la solitudine e lo spaesamento; “The Leap” di Dana Stevens lega l'immaginario della casa infestata a personaggi delineati con partecipazione. Questi racconti funzionano perché l'apparizione non è tutto ciò che conta. La paura acquista peso grazie al desiderio di un personaggio di entrare in relazione, fuggire, capire o riparare qualcosa.

Queste radici emotive sono particolarmente preziose in una raccolta associata a una casa cinematografica nota per gli horror costruiti attorno a un'idea di forte richiamo. Un'idea incisiva può catturare l'attenzione, ma la narrativa breve ha comunque bisogno di modulazione: che cosa viene taciuto, quando un dettaglio cambia significato e in che modo un'immagine finale trasforma ciò che la precede. I racconti più riusciti non corrono semplicemente verso una rivelazione. Creano una seconda corrente sotto la trama, così che l'orrore sembri la conseguenza del lutto, dell'alienazione, della vanità o di un giudizio compromesso, anziché un effetto speciale che si potrebbe staccare dal resto.

Altri testi mostrano l'ampiezza tonale dell'antologia. “Golden Hour” di Jeremy Slater porta su Hollywood Boulevard l'energia di un film horror con mostri. “Novel Fifteen” di Steve Faber trasforma il blocco dello scrittore e i meccanismi dell'ambizione letteraria in un incubo più elaborato sull'autorialità e sul compromesso. L'indice spazia da “A Clean White Room” di Scott Derrickson e C. Robert Cargill a “1987” di Ethan Hawke, “The Old Jail” di Sarah Langan, “Valdivia” di Eli Roth e “Procedure” di James DeMonaco. Il semplice elenco di questi testi rivela come il libro si muova fra inquietudine soprannaturale, minaccia fisica, tensione psicologica e una satira dai toni cupi.

La varietà della raccolta ripaga chi ne conserva un ricordo selettivo. Il lettore potrebbe non apprezzare allo stesso modo ogni racconto, ma diverse immagini, situazioni e svolte emotive rimangono impresse perché le voci sono nettamente differenti. È un criterio ragionevole per valutare un'ampia antologia: non un'uniformità perfetta, bensì un numero sufficiente di scoperte autentiche perché i passaggi più deboli appaiano il prezzo dell'esplorazione.

Quando il ritmo cinematografico aiuta, e quando non basta

I narratori formati dal cinema sanno spesso entrare tardi in una scena, introdurre subito un elemento perturbante e far crescere la tensione. Queste capacità conferiscono a gran parte del libro un ritmo rapido e accessibile. L'antologia accoglie senza imbarazzo il proprio genere: è disposta a essere truculenta, violenta, strana o diretta e, in genere, i suoi racconti capiscono che all'horror non basta l'atmosfera. Qualcosa deve cambiare; una decisione deve chiudere una porta; una situazione in apparenza gestibile deve rivelare una forma più ostile.

La prosa, però, mette in luce debolezze diverse da quelle del cinema. Sullo schermo, la recitazione, il montaggio, la scenografia e il suono possono dare spessore a una battuta funzionale o a un personaggio appena abbozzato. Sulla pagina, è il linguaggio stesso a dover sostenere tutti questi livelli. Alcuni racconti della raccolta sembrano progettati attorno a una sequenza di snodi prestabiliti, anziché scoperti attraverso una coscienza davvero individuale. In questi casi, la caratterizzazione può sembrare una serie di indicazioni efficaci per il casting e il finale può apparire come l'ultima inquadratura di una proposta cinematografica, invece che come l'inevitabile conclusione di un racconto.

La discontinuità dell'antologia è quindi istruttiva, non fortuita. Dimostra che narrazione cinematografica e letteraria si sovrappongono senza essere intercambiabili. Il pensiero visivo può rendere immediatamente leggibile un oggetto o una stanza; la prosa può mostrare come, nel tempo, l'attenzione deformi quell'oggetto. Un rapido aumento della tensione può essere esaltante; un più lento accumularsi di significati può lasciare un'inquietudine più profonda. Gli autori che equilibrano queste due modalità producono i racconti più duraturi del libro. Quelli che fanno affidamento soltanto sull'idea e sulla velocità possono comunque intrattenere, ma i loro testi svaniscono presto dalla memoria, non appena il meccanismo diventa chiaro.

Questo rende il libro una scelta particolarmente interessante per chi è curioso di approfondire la tecnica narrativa. Si può leggere non soltanto per la paura che suscita, ma anche come confronto fra diverse abitudini del narrare: la costruzione delle scene, la densità descrittiva, la voce interiore, le informazioni taciute e la gestione della svolta finale. La qualità altalenante è un limite, ma la varietà delle tecniche è parte del fascino.

I limiti nella varietà, nel tono e nella coerenza editoriale

Nessuna valutazione onesta dell'antologia dovrebbe nascondere il divario fra i testi migliori e quelli meno riusciti. Publishers Weekly ha definito la raccolta varia e discontinua, un giudizio che corrisponde all'esperienza di lettura. In un'opera a più mani è naturale che la voce cambi, ma qui le variazioni riguardano talvolta persino il controllo essenziale del ritmo e della prosa. Un racconto può costruire pazientemente la propria minaccia attraverso i personaggi, mentre il successivo insiste con forza sugli avvenimenti o sull'effetto scioccante. Chi cerca un registro letterario coerente potrebbe trovare stancanti questi passaggi.

L'associazione con il marchio può generare un secondo problema di aspettative. Chi cerca un crescendo incessante di stampo cinematografico potrebbe sorprendersi davanti a racconti più interessati alla malinconia, alla storia urbana o all'ansia professionale. Chi cerca un horror letterario sempre sottile potrebbe invece sentirsi frustrato dalla violenza esplicita o da idee che si annunciano a gran voce. Il libro occupa intenzionalmente un territorio intermedio, ma un'opera capace di collegare pubblici diversi non è per questo adatta a tutti.

Occorre considerare anche la sensibilità individuale ai contenuti. La raccolta è un'opera horror per adulti e comprende situazioni disturbanti, violenza e materiale grottesco. La varietà dei toni non garantisce momenti di sollievo: l'umorismo o l'esagerazione possono trovarsi accanto a contenuti che alcuni lettori giudicano sconvolgenti. È un libro per chi si sente a proprio agio nell'affrontare un'antologia un racconto alla volta, accettando anche la possibilità di abbandonare un testo che non lo coinvolge.

Il lavoro editoriale, tuttavia, assicura una coerenza tematica sufficiente a impedire che l'esperienza diventi arbitraria. Le ansie ricorrenti legate all'isolamento, all'ambizione, ai quartieri che cambiano e alla falsa sicurezza delle strutture familiari creano un dialogo fra i racconti. Il libro non è uniforme nella riuscita, ma mantiene una domanda di fondo coerente: continua a chiedersi che cosa una città permetta alle persone di nascondere le une alle altre e a se stesse.

I lettori ideali: chi dovrebbe entrare in questa città

Il pubblico più evidente è quello degli appassionati di cinema horror interessati a scoprire come gli autori legati allo schermo affrontino la narrativa breve. I nomi familiari sono un punto d'accesso, non la garanzia che ogni testo assomigli ai film associati a quei nomi. Chi accetta questa distinzione ricaverà dal libro più di chi si aspetta una semplice vetrina del marchio. Il modo migliore di accostarsi all'antologia è considerarla un laboratorio nel quale istinti affinati dal cinema incontrano le diverse esigenze della prosa.

Il libro è adatto anche a chi, nelle antologie, apprezza la varietà più dell'uniformità. Se la scoperta di tre o quattro racconti particolarmente efficaci è sufficiente a giustificare una raccolta, qui ci sono diverse possibilità. Se ogni testo deve mantenersi allo stesso livello stilistico, sarà più difficile perdonarne la discontinuità. La forma breve consente facilmente di fermarsi, cambiare atmosfera e valutare ogni autore in modo indipendente.

Per un confronto con un'altra ampia raccolta di racconti horror, si può leggere la nostra recensione di 100 Hair-Raising Little Horror Stories. Chi è interessato a un canone che attraversa l'intero genere può passare alla recensione di The Horror Hall of Fame, mentre la recensione di The Penguin Book of Horror Stories offre un altro utile termine di paragone fra antologie. Questi percorsi aiutano a chiarire gli elementi distintivi del libro: una cultura contemporanea legata alla produzione audiovisiva, un vincolo urbano e autori i cui istinti narrativi si sono formati spesso al di fuori degli ambienti convenzionali del racconto.

Il libro è meno adatto a chi cerca un unico romanzo avvolgente, una voce autoriale uniforme o un horror sempre misurato. Le brusche ripartenze fra un racconto e l'altro sono fondamentali per l'esperienza di lettura, così come i diversi livelli di rifinitura. Conviene entrare in questa città per la sperimentazione, non per un'esperienza senza cesure.

Alternative e verdetto finale

Scegliete Blumhouse Book of Nightmares se l'attrattiva principale è lo scambio fra l'horror cinematografico e la prosa, soprattutto entro una cornice urbana condivisa. Scegliete un'antologia più orientata alla storia del genere se volete seguirne l'evoluzione attraverso epoche e tradizioni. Scegliete una raccolta di un solo autore se la continuità tonale e un rapporto prolungato con un'unica voce contano più della sorpresa.

L'antologia raggiunge il risultato più pieno come insieme di porte, non come edificio unitario. Alcune si aprono su storie di fantasmi ricche di risonanza emotiva; altre su un orrore satirico o corporeo; altre ancora su idee ingegnose il cui peso non è sostenuto appieno dalla prosa. Le stanze più deboli non scompaiono, ma neppure annullano la forza di quelle migliori. La pianta della città è irregolare perché i suoi artefici sono diversi, e questa variazione è insieme un difetto e un tema.

Il nostro giudizio è positivo, con qualche riserva. È un esperimento energico e a tratti davvero inquietante, che concede agli autori provenienti dal cinema lo spazio per lavorare oltre i limiti della macchina da presa. I racconti migliori capiscono che la paura dura quando è legata alla solitudine, all'ambizione, alla memoria o al cambiamento sociale. Quelli meno riusciti mostrano i limiti del ritmo privo di profondità. Per i lettori di horror disposti ad accettare questo scambio discontinuo, l'antologia offre inventiva ed eco emotiva sufficienti a rendere la visita degna del tempo impiegato.

Fonti consultate

I dati sulla pubblicazione, i nomi degli autori, il titolo editoriale completo The Blumhouse Book of Nightmares: The Haunted City e la descrizione dell'editore sono stati verificati sulla pagina del libro di Penguin Random House. La forma del titolo usata nel catalogo, gli identificativi dell'edizione, i soggetti, la scheda della copertina e l'indice sono stati confrontati con la scheda dell'opera su Open Library. Il contesto critico dell'epoca proviene dalla recensione di Publishers Weekly, mentre il tema urbano della raccolta e il suo rapporto con la produzione cinematografica sono stati verificati nell'intervista a Jason Blum pubblicata nel 2015 da Nightmare Magazine.

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