Recensione

Recensione di The Shape of Water

Una recensione acuta di un fantasy romantico a più voci che trasforma il confinamento della Guerra fredda in una prova di empatia, capacità d'azione e potere.

Autore
Guillermo del Toro and Daniel Kraus
Prima pubblicazione
2018
Cover image for The Shape of Water
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Vedi fonte https://openlibrary.org/works/OL19730924W

Recensione di The Shape of Water: una storia d'amore fondata sull'attenzione

Questa recensione di The Shape of Water riguarda il romanzo del 2018 di Guillermo del Toro e Daniel Kraus, senza trattarlo come se fosse intercambiabile con il film. Il libro e l'opera cinematografica condividono la situazione centrale: nella Baltimora della Guerra fredda, Elisa Esposito, un'addetta alle pulizie muta in una struttura governativa segreta, incontra un essere anfibio tenuto prigioniero come oggetto di studio militare. Il romanzo, però, sfrutta lo spazio offerto dalla prosa per distribuire la coscienza narrativa fra un gruppo più ampio. Questa scelta trasforma una storia d'amore proibito in una riflessione su chi abbia il diritto di possedere una vita interiore.

L'intuizione portante del romanzo è semplice ma potente: l'oppressione comincia quando lo sguardo si fa classificazione anziché attenzione. La struttura considera l'essere catturato una risorsa, un esemplare o una minaccia. Elisa gli si avvicina come a un'altra presenza, capace di preferenze e reazioni. Il suo valore etico non deriva dall'innocenza o da un destino mistico, bensì dalla pazienza, dall'osservazione e dalla disponibilità a rimettere in discussione ciò che l'istituzione intorno a lei definisce ovvio.

È questa enfasi a conferire alla storia d'amore la sua forza politica. La comunicazione non dipende dal linguaggio verbale convenzionale e l'autorità non garantisce la conoscenza. Più volte, le persone dotate del maggior potere ufficiale sono quelle che capiscono meno. Il libro dà il meglio di sé quando lascia emergere questo capovolgimento dai gesti, dalle abitudini, dalla fame, dalla paura e dal riconoscimento reciproco, invece di enunciarlo come una lezione.

Un romanzo accanto al film, non semplicemente alle sue spalle

Definire il libro una trascrizione del film significa sminuirne il metodo. Del Toro e Kraus trattano la prosa come un mezzo espressivo autonomo: l'accesso all'interiorità e i molteplici punti di vista ampliano motivazioni che la cinepresa deve comunicare attraverso immagini, interpretazione e montaggio. Il risultato segue la stessa corrente narrativa generale, ma cambia il rapporto del lettore con la vicenda. Anziché restare principalmente al fianco di Elisa, il romanzo invita più volte a considerare come appaia la crisi da altri punti di vista.

La storia diventa così meno lineare, ma più ricca sul piano sociale. Il lavoro di Zelda, l'isolamento di Giles, gli obblighi contrastanti di Hoffstetler e la famiglia Strickland confluiscono tutti nel medesimo ambiente morale. I loro compromessi privati non sono sottotrame ornamentali. Mostrano come la logica di un'istituzione si propaghi oltre le stanze chiuse: nei matrimoni, nelle carriere, nelle amicizie e nelle storie che le persone raccontano a se stesse per continuare a vivere.

La distinzione conta soprattutto per chi arriva al libro dopo il film. Conoscere gli eventi principali non annulla la ragion d'essere del romanzo, perché la suspense è soltanto una delle sue risorse. Il suo valore aggiunto risiede nella vicinanza ai pensieri e nell'attrito fra le prospettive. Al contrario, chi non ha mai visto la versione cinematografica può leggerlo come un romanzo fantasy sentimentale autonomo. Il libro non richiede conoscenze preliminari, anche se la sua costruzione corale esige attenzione nei passaggi tra una vicenda parallela e l'altra.

Voce, silenzio e l'etica dell'essere compresi

Il mutismo di Elisa avrebbe potuto ridursi a un emblema sentimentale, ma più spesso il romanzo lo tratta come una realtà di fronte alla quale gli altri rivelano chi sono. Alcuni confondono la parola con l'intelligenza o con il consenso. Altri proiettano le proprie idee su di lei perché non si aspettano una risposta in una forma che sappiano riconoscere. La capacità di agire di Elisa, dunque, non dipende dall'acquisire una voce convenzionale, ma dall'agire, scegliere e creare un linguaggio della relazione al di là dei termini che le vengono imposti.

L'essere anfibio occupa una versione ancora più precaria della stessa posizione. I funzionari presumono che l'assenza di un linguaggio familiare autorizzi a possederlo. La narrazione respinge tale premessa attribuendogli percezioni, memoria, paura e desiderio. Questa possibilità di raggiungerne l'interiorità è uno dei vantaggi decisivi del romanzo. Non lo rende semplicemente un essere umano sotto mentite spoglie; spinge invece i lettori ad accettare una coscienza senza pretendere che sia uguale alla propria.

È qui che il libro conquista gran parte della sua forza emotiva. Elisa e la creatura si incontrano attraverso la differenza, senza fingere che sia scomparsa. Il loro legame cresce attraverso ripetuti atti di attenzione. Cibo, musica, segni, vicinanza e ritegno diventano un vocabolario. La storia d'amore può richiedere una generosa adesione alla logica della fiaba, ma i suoi meccanismi emotivi sono concreti: la fiducia nasce da ciò che ciascun personaggio nota e si rifiuta di sfruttare.

Chi apprezza le opere dedicate al linguaggio, al corpo e al contrastato diritto di definirsi potrebbe trovare interessanti anche le tensioni esplorate in The Poet X. I generi sono diversi, ma entrambi i libri premiano l'attenzione al modo in cui il linguaggio intimo può opporsi a storie di dominio.

Le molte stanze dell'America della Guerra fredda

L'ambientazione è molto più di una decorazione d'epoca. La struttura di ricerca concentra le abitudini di segretezza, gerarchia e paura competitiva proprie di quegli anni, ma il romanzo non le confina nei corridoi governativi. La vita domestica impone ruoli e forme di sorveglianza propri. Il lavoro determina chi possa entrare in una stanza, chi debba pulirla e quale presenza diventi invisibile. Il pregiudizio offre comode spiegazioni del perché alcune vite dovrebbero contare meno.

La struttura corale del libro collega queste forme di costrizione. Elisa e Zelda passano abitualmente inosservate mentre svolgono mansioni indispensabili per il funzionamento del centro di ricerca. Giles si scontra con una cultura che restringe la parte della propria vita che può riconoscere apertamente senza correre rischi. Scienziati e soldati agiscono entro sistemi che trasformano l'incertezza in un'esigenza di controllo. Il punto di vista di Lainie Strickland svela la pressione celata in una famiglia esteriormente convenzionale. Ogni filo narrativo pone una variante della stessa domanda: che cosa deve negare una persona per adeguarsi al ruolo che le è stato assegnato?

Questa ampiezza è un punto di forza, perché impedisce alla storia d'amore centrale di restare avulsa dalle condizioni materiali. La fuga non può essere soltanto un desiderio privato: dipende da orari, accessi, collaborazione e rischio. La solidarietà diventa pratica prima di diventare eroica. Le persone che aiutano Elisa non condividono tutte la medesima esperienza e la narrazione non sostiene che le loro vulnerabilità siano identiche. Mostra, invece, come il riconoscimento possa attraversare tali differenze.

Per un altro romanzo in cui la pressione sociale viene interpretata attraverso voci distinte ma interconnesse, The Hate U Give propone uno studio più tagliente e formalmente diverso della costrizione e dell'espressione. Il confronto chiarisce quanto The Shape of Water si affidi alla fiaba, pur ancorando la posta in gioco a chi controlla la storia raccontata su un corpo.

Strickland e i limiti della contrapposizione morale

Richard Strickland incarna la logica di dominio del romanzo. Ha bisogno che il mondo sia ordinato in superiori e inferiori, oggetti utili e oggetti sacrificabili. La sua violenza è legata alla paura, all'ambizione e a una fragile ostentazione di dominio. Addentrandosi nelle pressioni che circondano il suo lavoro e la sua vita familiare, il romanzo contestualizza quella brutalità senza trasformare il contesto in una giustificazione.

Il personaggio è efficace come forza minacciosa e come esito estremo della visione del mondo propria del centro di ricerca. Non si limita a compiere singoli atti crudeli: dimostra che cosa accade quando il permesso istituzionale incontra una personalità assetata di controllo. La sua sicurezza costituisce inoltre un netto contrappeso all'incertezza vigile di Elisa. Lei impara mantenendosi aperta a un altro essere; lui conserva l'autorità rifiutandosi di imparare.

Questa chiarezza, tuttavia, determina uno dei limiti del libro. L'impianto simbolico può diventare così marcato che la scoperta morale cede il posto alla conferma. Il deterioramento di Strickland intensifica la minaccia, ma di rado rende il terreno etico davvero instabile. Chi preferisce antagonisti capaci di cambiare radicalmente l'interpretazione di una storia potrebbe trovarlo più emblematico che sorprendente. Da questa scelta il romanzo ricava slancio e unità tematica, sacrificando però parte dell'ambiguità.

Meraviglia sensoriale e qualche eccesso

La prosa cerca un registro lussureggiante, adatto a una fiaba oscura, e si muove fra lo sporco del lavoro, la sterilità del laboratorio, la pressione dell'acqua e momenti di sorprendente tenerezza. L'attenzione ai sensi aiuta la creatura a conservare un'alterità che una trattazione puramente concettuale finirebbe per appiattire. L'acqua è ambiente, confine, memoria e possibilità, e accumula significati con il procedere della narrazione.

Lo stile è particolarmente efficace quando un dettaglio fisico comunica indirettamente un'emozione. Una stanza, un oggetto o una reazione del corpo possono rivelare il desiderio prima che un personaggio gli dia un nome. Il metodo si addice a figure abituate a nascondersi. Permette inoltre al romanzo di passare dalla storia d'amore all'orrore senza trattare questi registri come opposti: meraviglia e terrore nascono entrambi dal contatto con ciò che le categorie familiari non riescono a contenere.

A volte le immagini insistono con forza sul proprio significato. I simboli ricorrenti e i contrasti marcati possono sembrare fin troppo determinati a chi desidera una voce narrativa più fredda o ellittica. Anche i molteplici punti di vista interrompono la spinta diretta del piano di Elisa. Eppure questo apparente eccesso è parte dell'identità del progetto. Non è narrativa speculativa minimalista, ma una fiaba volutamente satura, nella quale la dimensione emotiva, quella politica e quella mitica devono sovrapporsi.

Chi è interessato a una prosa che tratti il mondo naturale sia come realtà materiale sia come una sfida all'importanza che l'umanità si attribuisce potrebbe accostare il romanzo a Il gene egoista. L'opera saggistica di Dawkins procede secondo una logica molto diversa, ma il contrasto è illuminante: un libro ricorre alla spiegazione evoluzionistica, l'altro all'empatia mitica, per incrinare l'idea che le categorie umane siano il centro della natura.

Chi troverà appagante il romanzo

Il pubblico ideale è costituito dai lettori a proprio agio con l'incrocio fra generi. Il libro combina storia d'amore, fantasy speculativo, ambientazione storica, thriller istituzionale e sfumature horror. Chi cerca soltanto una rapida storia di evasione potrebbe trovare troppo numerose le deviazioni nell'interiorità dei personaggi. Chi si aspetta che la creatura funzioni unicamente come metafora potrebbe invece essere spiazzato dall'insistenza sulla sua prospettiva e sul suo desiderio.

Il romanzo si addice anche a chi apprezza la caratterizzazione corale. Elisa rimane il centro emotivo, ma l'argomentazione dell'opera dipende dai personaggi che le gravitano intorno. Zelda e Giles non sono presenti soltanto per darle ragione: le loro scelte rivelano costi diversi del rendersi visibili. Hoffstetler introduce il conflitto fra conoscenza e lealtà. Le sezioni dedicate a Lainie esplorano i danni privati prodotti da un ideale pubblico di successo maschile. Insieme, queste voci fanno apparire la struttura come l'espressione concentrata di una cultura più vasta.

I potenziali lettori devono inoltre sapere che la narrazione comprende coercizione, prigionia, violenza, pregiudizi e minacce di violenza sessuale. Questi elementi servono alla critica della disumanizzazione proposta dal libro, ma la loro funzione tematica non li rende privi di peso. La storia d'amore offre tenerezza e speranza, eppure si costruisce all'interno di un racconto che considera seriamente la vulnerabilità del corpo.

Verdetto finale: un'empatia che sa mordere

The Shape of Water riesce perché rifiuta di rendere l'empatia sinonimo di dolcezza. L'attenzione conduce Elisa verso l'azione, il pericolo e la disobbedienza. Il romanzo comprende che riconoscere in un altro essere un soggetto non è un sentimento privato, quando le istituzioni dipendono dalla possibilità di trattarlo come un oggetto. Il riconoscimento crea obblighi.

I punti deboli derivano dalla stessa audacia da cui nascono quelli di forza. La malvagità può risultare schematica, il simbolismo vistoso e il passaggio fra le prospettive meno incalzante della trama di fuga centrale. Ma queste scelte consentono anche un ritratto più ampio di vite vincolate dalle narrazioni ufficiali su normalità, utilità e potere. Le molte voci del libro dimostrano che il silenzio non è vuoto e che parlare non è prova di comprensione.

Per chi ha visto il film, il romanzo offre il meglio se letto come un'opera complementare, che modifica la scala e l'accesso alla storia, anziché come un elenco di scene aggiuntive. A chi incontra la vicenda per la prima volta sulla pagina propone un romanzo fantasy sentimentale oscuro e sensuale, dalla nitida architettura morale e dal sincero interesse per la vita interiore. La sua tesi più duratura non è che l'amore cancelli le differenze. È che l'amore comincia quando alla differenza si presta un'attenzione sufficiente a opporsi al possesso.

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