Recensione

Recensione An Enquiry Concerning Political Justice

Una recensione professionale del classico di filosofia politica del 1793 di William Godwin, centrata sulla sua argomentazione contro le istituzioni coercitive, sul contesto dell'eta rivoluzionaria e sui suoi limiti per i lettori moderni.

Autore
William Godwin
Prima pubblicazione
1793
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Vedi fonte https://openlibrary.org/works/OL45972W

recensione An Enquiry Concerning Political Justice: un classico radicale che mette ancora alla prova il lettore

Questa recensione An Enquiry Concerning Political Justice sostiene che il trattato del 1793 di William Godwin meriti ancora di essere letto non perche offra un progetto senza tempo per la societa, ma perche mette in scena uno dei piu limpidi primi attacchi all'autorita politica coercitiva nella prosa inglese. Pubblicato per la prima volta all'ombra della Rivoluzione francese e poi ampiamente rivisto nelle edizioni successive, il libro chiede se il governo migliori gli esseri umani o li deformi. La risposta di Godwin e severa: le istituzioni costruite sulla forza, sul rango, sulla punizione e sul potere ereditario tendono a preservare ignoranza e dipendenza piu che giustizia.

Questa tesi conserva ancora mordente. I lettori che si muovono tra filosofia e psicologia o storia e idee noteranno subito che Godwin non sta scrivendo un manuale moderato di prudenza civica. Sta scrivendo un'opera di filosofia politica che spinge molto lontano i propri principi. Diffida della monarchia, dell'aristocrazia, dei sistemi consolidati di punizione, delle grandi concentrazioni di proprieta e dell'abitudine di trattare l'obbedienza come un bene morale in se. Eppure non celebra semplicemente lo sconvolgimento. Una delle tensioni piu interessanti del libro e che uno scrittore associato a conclusioni radicali ripone spesso la propria speranza nella discussione, nell'educazione e nella lenta revisione delle opinioni piu che nella violenza eroica.

Questa e la tesi centrale della recensione. An Enquiry Concerning Political Justice conta perche combina serieta morale, urgenza dell'eta rivoluzionaria e una coerenza intellettuale insolita. Per le stesse ragioni, pero, puo anche frustrare. Godwin puo apparire rinvigorentemente chiaro dove pensatori successivi diventano evasivi, ma puo anche sembrare troppo fiducioso nella capacita della persuasione razionale di risolvere i fatti duri della vita sociale. Il risultato non e un classico facile. E un classico faticoso, e il lettore giusto lo apprezzera proprio per questo.

Che cosa sostiene davvero Godwin

Al centro, il libro e un'indagine sul fatto che le istituzioni politiche aiutino gli esseri umani a diventare piu saggi, piu liberi e piu giusti. La risposta di Godwin e perlopiu negativa. Egli sostiene che il governo, specialmente quando poggia sulla coercizione e su una gerarchia fissa, intrappola le persone in cattive abitudini di dipendenza. Premia la deferenza, protegge il privilegio e insegna ad agire per paura, consuetudine o prestigio invece che per convinzione ragionata. Per Godwin, il vero miglioramento morale non puo essere comandato dall'alto. Deve nascere da un giudizio piu chiaro nelle menti individuali.

Ecco perche il libro e piu di una protesta generale contro i cattivi governanti. Il bersaglio di Godwin e strutturale. Non dice soltanto che alcuni governi abusano del potere. Suggerisce che il potere stesso, una volta istituzionalizzato, tende a deformare il carattere. Tribunali, prigioni, guerra, patronato, cariche ereditarie e proprieta accumulata vengono tutti sottoposti a esame perche trasformano la disuguaglianza in un fatto sociale ordinario. L'argomentazione non e sempre ugualmente persuasiva in ogni capitolo, ma la sua ambizione e inequivocabile. Godwin vuole ripensare l'ordine politico dalle fondamenta.

Questo rende il libro un contrappunto rivelatore al Leviathan di Thomas Hobbes. Hobbes teme il disordine cosi profondamente da considerare una sovranita forte la precondizione della pace. Godwin teme l'autorita corrotta cosi profondamente da considerare la sovranita stessa un pericolo permanente per la vita morale. Leggere i due testi insieme chiarisce quanto sia ampio il dissenso. Uno vede nella sicurezza la prima necessita; l'altro vede nel potere la fonte di una servilita non necessaria.

Godwin scrive anche in dialogo, diretto o indiretto, con i dibattiti tardo-settecenteschi sui diritti e sulla riforma. Rispetto a Rights of Man di Thomas Paine, Godwin e meno retorico e meno orientato al pubblico generale, ma spesso piu filosoficamente implacabile. Rispetto a A Vindication of the Rights of Woman di Mary Wollstonecraft, e meno attento alla formazione sociale legata al genere, pur condividendo la convinzione illuminista che le istituzioni corrotte deformino il giudizio. Questi confronti aiutano a collocare correttamente il libro. Appartiene all'eta dei diritti, ma non e riducibile a slogan, manifesto o pamphlet parlamentare.

Rivoluzione, governo, classe e religione

Poiche il libro nacque durante gli anni rivoluzionari del 1790, i lettori moderni spesso vi si accostano aspettandosi o un appello all'insurrezione o una difesa della rottura storica in quanto tale. Questa aspettativa va corretta. Godwin e radicale nella destinazione, ma spesso gradualista nel metodo. Non costruisce la sua tesi intorno alla forza purificatrice della violenza. Torna invece ripetutamente alla persuasione, alla discussione aperta e alla diffusione della conoscenza. Anche quando immagina una profonda trasformazione sociale, di solito la immagina nascere da menti cambiate dalla verita piu che da folle santificate dalla forza.

Questa distinzione conta quando si parla di rivoluzione. Godwin condivide con molti radicali della sua epoca l'ostilita verso il rango ereditario e il dominio politico, ma e notevolmente sospettoso verso qualsiasi politica che riproduca la coercizione in nome della liberazione. Questo non lo rende politicamente mite. Lo rende intellettualmente difficile. Vuole un grande cambiamento senza fare della violenza statale o della disciplina di partito il motore della giustizia. I lettori in cerca di una teoria piu netta del potere rivoluzionario organizzato troveranno qualcosa di molto diverso in State and Revolution, dove lo Stato non viene semplicemente respinto ma reinterpretato come uno strumento da conquistare e riconfigurare. L'orizzonte di Godwin e molto meno amministrativo e molto piu morale.

La classe entra nel libro attraverso la critica del privilegio ereditario, della proprieta diseguale e della deferenza sociale. Godwin non e un teorico moderno della classe, e i lettori non dovrebbero forzarlo dentro vocabolari successivi che non possedeva. Tuttavia vede con chiarezza che le istituzioni preservano la gerarchia non solo attraverso la legge, ma anche attraverso l'opinione. Le persone imparano ad ammirare lo status, a scusare la ricchezza e a interiorizzare l'inferiorita. La sua critica della classe diventa quindi una critica della cultura oltre che del governo. Questo resta uno dei punti di forza del libro: comprende che il dominio si riproduce attraverso abitudini mentali, non soltanto attraverso costituzioni.

La religione e qui piu complessa di quanto ammettano alcuni riassunti rapidi. Godwin aveva un retroterra protestante dissidente, e il libro conserva una serieta morale plasmata da quell'eredita anche quando l'argomentazione procede in termini filosofici secolari. Non sta scrivendo apologetica devozionale, e non e particolarmente interessato a difendere le chiese stabilite come custodi dell'ordine. Al contrario, tratta molte istituzioni dell'autorita, religiose come civili, con profondo sospetto quando pretendono sottomissione a scapito del giudizio. Il risultato non e un semplice testo antireligioso, ma un'opera politicamente radicale che diffida di qualsiasi struttura rivendichi una finalita morale sulla coscienza.

Stile, struttura e perche il libro puo sembrare difficile

Una ragione per cui questo libro e spesso citato e meno spesso letto dall'inizio alla fine e che si tratta di una lunga opera argomentativa, non di una gemma filosofica compatta. Godwin scrive con chiarezza al livello della frase piu spesso che con grazia al livello del ritmo complessivo. Sviluppa le affermazioni per estensione, precisazione e ritorno ripetuto. Questo metodo conferisce rigore al libro, ma puo anche farlo sembrare implacabile.

I lettori abituati alla compressione aforistica di Nietzsche o all'architettura drammatica di Platone possono trovare Political Justice arido. Questa aridita non va confusa con il vuoto. Godwin sta cercando di fare qualcosa di sistematico. Vuole seguire le conseguenze dei primi principi attraverso governo, punizione, proprieta, opinione pubblica e condotta privata. La prosa spesso si comporta come una mente che mette alla prova ogni implicazione finche non raggiunge un margine scomodo.

C'e anche una questione storica di identita testuale che merita attenzione. L'edizione del 1793 porta il titolo piu completo An Enquiry Concerning Political Justice, and its Influence on General Virtue and Happiness, mentre le edizioni successive rivedono sia la formulazione sia l'argomentazione. Un lettore moderno puo incontrare sottotitoli diversi e basi editoriali diverse a seconda dell'edizione che ha in mano. Questo non rende il libro instabile, ma significa che le affermazioni ampie su "cio che dice Godwin" dovrebbero lasciare spazio alle revisioni tra le versioni.

La ricompensa di una lettura paziente e che il libro rivela gradualmente un temperamento intellettuale raro: anti-autoritario senza essere anti-razionale, moralmente urgente senza diventare soltanto declamatorio, e utopico nelle implicazioni senza trasformarsi in un'opera di fantasia. In questo senso si colloca in modo interessante accanto a Utopia. More costruisce una comunita immaginata che invita all'interpretazione attraverso dialogo e satira. Godwin offre al lettore un attacco filosofico diretto alle premesse dell'ordine politico coercitivo. Entrambi sono testi fondativi dell'immaginazione politica, ma agiscono sul lettore in modi molto diversi.

I risultati piu forti del libro

Il primo risultato e la coerenza. Molti scrittori politici sono vividi nell'attacco e vaghi nei principi, oppure rigorosi nei principi ed evasivi sulle conseguenze. Godwin e insolitamente disposto a seguire il proprio ragionamento dove conduce. Se il governo corrompe, allora bisogna chiedersi che cosa ne sia della punizione. Se il rango ereditario manca di giustificazione morale, allora bisogna chiedersi che cosa ne sia dell'ordine aristocratico. Se la verita dovrebbe persuadere invece di comandare, allora bisogna chiedersi che cosa ne sia delle istituzioni costruite sull'obbedienza. Il piacere del libro, per i lettori che amano l'argomentazione seria, sta nel vedere dispiegarsi questa catena.

Il secondo risultato e l'ambizione morale. Godwin non si accontenta di una migliore gestione dell'ingiustizia. Chiede che aspetto avrebbero gli assetti sociali se l'indipendenza morale fosse trattata come un bene umano centrale. Questo da al libro una scala che appare ancora notevole. Anche i lettori che rifiutano le sue conclusioni possono ammirare la serieta con cui rifiuta di normalizzare il dominio solo perche e consueto.

Il terzo risultato e la forza diagnostica. Godwin vede che le istituzioni non regolano soltanto la condotta; modellano l'immaginazione. Addestrano le persone ad ammirare la grandezza, temere la disapprovazione, cercare patronato e confondere legalita con giustizia. Questa intuizione aiuta a spiegare perche il libro sembri ancora vivo. Molta critica politica moderna, tanto nelle tradizioni di sinistra quanto in quelle liberali, continua a misurarsi con il problema che i sistemi cattivi persistono in parte perche generano le proprie abitudini emotive.

Infine, il libro illumina la storia senza essere solo storico. Permette ai lettori di vedere una strada non imboccata nello sviluppo politico moderno: una critica radicale del potere statale che non poggia principalmente sull'individualismo di mercato, sulla lotta nazionalista o sulla dittatura rivoluzionaria. Questo lo rende un utile testo-ponte per chiunque segua la storia piu lunga del pensiero anti-autoritario.

Cautele, punti ciechi e dove Godwin convince meno

La cautela piu evidente riguarda la debolezza pratica. Godwin e eccellente nel mostrare perche le istituzioni possano diventare corruttrici. E meno convincente quando i lettori chiedono come societa grandi e attraversate da conflitti coordinerebbero davvero una vita comune durevole senza qualche forma stabile di autorita. A tratti il libro sembra presumere che un ragionamento piu chiaro dissolvera piu antagonismo sociale di quanto la storia suggerisca.

Una seconda cautela riguarda la psicologia umana. Godwin crede fortemente nella rivedibilita dell'opinione, e questa fiducia da al libro la sua energia morale. Ma lo restringe anche. Puo sottovalutare dolore, attaccamento, lealta, desiderio, abitudine e l'irrazionalita ostinata che tiene le persone legate ad assetti ingiusti anche quando sono disponibili argomenti contro di essi. I lettori successivi possono trovare questo limite particolarmente visibile nel suo trattamento della vita domestica e intima, dove l'imparzialita astratta puo sembrare troppo distaccata dai legami umani ordinari.

Una terza cautela e che il libro non dovrebbe essere scambiato per un'analisi neutrale. Godwin e un sostenitore oltre che un pensatore. Sta cercando di convertire il lettore a una visione della giustizia fondata sul giudizio indipendente e sull'ostilita al dominio coercitivo. Non e un difetto; fa parte del genere. Ma significa che i lettori dovrebbero accostarsi all'opera criticamente, specialmente quando la sua sicurezza supera le prove disponibili.

C'e anche il rischio di anacronismo in entrambe le direzioni. Alcuni lettori vorranno celebrare Godwin come se avesse gia risolto i problemi della politica democratica moderna. Altri lo liquideranno perche non parlava nei linguaggi successivi del socialismo, del femminismo, della burocrazia o del costituzionalismo fondato sui diritti. Entrambe le mosse sono troppo rozze. L'approccio piu utile e leggerlo come un potente filosofo politico del Settecento le cui domande restano piu acute di molte delle sue risposte.

Chi dovrebbe leggere An Enquiry Concerning Political Justice

E una scelta eccellente per i lettori che amano davvero la filosofia politica nella sua forma estesa. Se vi piacciono i libri che pongono domande di primo ordine sul perche esistano i governi, su che cosa l'obbedienza faccia al carattere e se la giustizia richieda qualcosa di piu di governanti migliori, Godwin offre una ricompensa sostanziale. E prezioso anche per gli studiosi degli anni 1790 che cercano un testo serio da affiancare, senza duplicarli, a Paine, Wollstonecraft, Burke o alle successive tradizioni socialiste e anarchiche.

E una scelta piu debole per i lettori che cercano una rapida introduzione alle idee politiche. Il libro e troppo lungo, troppo iterativo e troppo disposto a ragionare attraverso casi limite per questo scopo. In classe o in un gruppo di lettura, spesso funziona meglio se affiancato a testi piu brevi che rendono piu netti i contrasti: Rights of Man per il linguaggio della riforma e della rappresentanza, A Vindication of the Rights of Woman per una critica affine ma distinta della gerarchia sociale, oppure Leviathan per il grande caso opposto su sovranita e ordine.

Il lettore ideale, dunque, e qualcuno disposto a lasciare che un classico esigente sia esigente. Non e necessario concordare con Godwin per trarne profitto. Serve pero pazienza per un libro che crede che gli argomenti contino, che le istituzioni portino conseguenze morali e che la filosofia politica debba rischiare di dire esattamente cio che pensa.

Verdetto finale

An Enquiry Concerning Political Justice non e un reperto cerimoniale da museo. E un'opera viva e difficile di ragionamento politico del 1793, le cui revisioni successive sottolineano soltanto quanto intensamente il suo autore continuasse a mettere alla prova le proprie conclusioni. Le sue pagine migliori sfidano il lettore a chiedersi se il potere possa mai diventare ordinario senza diventare anche corruttore. Le sue pagine piu deboli rivelano quanto sia difficile trasformare un'aspirazione morale razionale in un mondo sociale convincente.

Proprio questa combinazione spiega perche il libro meriti seria attenzione. Godwin non offre il resoconto piu equilibrato di governo, diritti, classe, religione o rivoluzione. Offre qualcosa di piu raro: un tentativo sostenuto di immaginare la giustizia senza dipendenza riflessa dalla coercizione. Per i lettori preparati al suo ritmo e alla sua astrazione, questo ne fa una delle opere piu importanti e stimolanti sullo scaffale.

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