Recensione

Recensione Bullyville

Questa recensione Bullyville considera il romanzo YA di Francine Prose segnato dal lutto attraverso adeguatezza per i lettori, punti di forza, cautele, contesto e alternative.

Autore
Francine Prose
Prima pubblicazione
2007
Cover image for Bullyville
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Vedi fonte https://openlibrary.org/works/OL92832W

recensione Bullyville: un romanzo YA tagliente su lutto, status e usi della crudeltà

Questa recensione Bullyville sostiene che il romanzo di Francine Prose sia più forte, più strano e più moralmente vigile di quanto la sua premessa lasci immaginare all'inizio. In superficie, Bullyville è una storia scolastica su Bart Rangely, uno studente di terza media il cui padre muore nella Torre Nord l'11 settembre e la cui conseguente borsa di studio di “compassione” lo manda in un'accademia privata d'élite dalla cattiva reputazione. Un'impostazione simile avrebbe potuto produrre facilmente un romanzo a tesi schematico: tragedia seguita da bullismo, crudeltà seguita da lezione, dolore seguito da elevazione. Prose cerca qualcosa di più complicato. Usa il lutto, la rabbia e l'umiliazione di Bart per esaminare come una tragedia pubblica diventi mitologia privata, come le istituzioni di classe proteggano se stesse e come i giovani imparino a trasformare in arma qualunque storia dia loro potere.

L'intuizione centrale del romanzo è che Bart non sta solo piangendo il padre. È anche intrappolato dentro una falsa narrazione di quel lutto. Per il mondo esterno, è il figlio in lutto di un uomo perduto in una catastrofe nazionale. In realtà, suo padre aveva già abbandonato la famiglia, e Bart lo sa. Questa frattura tra versione pubblica e verità privata dà al libro la sua vera forza. Bart è costretto a ricevere una compassione che gli sembra contraffatta, un'ammirazione fondata sul fraintendimento e un'opportunità avvolta nel debito. La borsa di studio per la Baileyville Academy dovrebbe elevarlo. Invece lo rende più visibile, più vulnerabile e più isolato.

La tesi è semplice: Bullyville funziona meglio se letto non come un romanzo-problema sul bullismo, ma come uno studio amaro ed efficiente dello status adolescenziale e delle distorsioni create quando il lutto diventa teatro sociale. È insieme un romanzo scolastico, un romanzo di classe e un romanzo post-11 settembre, anche se non è mai riducibile a una sola di queste etichette. Ricompenserà i lettori che amano la narrativa young adult con attrito morale e spigoli emotivi. Potrà frustrare chi desidera un arco più gentile, un cast secondario più empatico o una linea più netta tra vittima e vendicatore.

Su questo sito appartiene prima di tutto alle recensioni young adult, ma ha senso anche accanto alla narrativa letteraria interessata alla performance sociale, alla narrazione danneggiata e allo scarto tra ciò che una comunità dice e ciò che in realtà sa.

Che cosa fa davvero il romanzo sotto la sua premessa

La premessa iniziale è memorabile perché mette insieme due forme di visibilità. Bart diventa pubblicamente leggibile proprio nel momento in cui la sua vita interiore diventa meno condivisibile. Tutti possono vedere il significato culturale dell'11 settembre; quasi nessuno può vedere i fatti più piccoli e più disordinati di tradimento, imbarazzo e rabbia dentro la casa di Bart. Prose costruisce il romanzo attorno a questo disallineamento. Ci si aspetta che Bart occupi il ruolo del bambino tragico, ma lui sa che la storia della sua famiglia era già spezzata prima che il disastro la rendesse sacra. Il risultato non è solo lutto, ma contaminazione. Persino la compassione sembra invasiva.

È una delle ragioni per cui il libro resta più interessante di molti romanzi YA costruiti attorno a un dolore legato all'attualità. Prose non sta semplicemente dicendo che il bullismo è brutto o che il lutto è difficile. Sta studiando le condizioni sociali che rendono certi ragazzi disponibili alla punizione. Bart arriva a Baileyville come studente borsista, simbolo pubblico ed estraneo incapace di rifiutare del tutto la storia che gli viene imposta. Questa combinazione è irresistibile per una cultura scolastica ossessionata dalla gerarchia. Il romanzo capisce che i bulli non agiscono nel vuoto. Operano dentro ecosistemi di prestigio, codardia, spettatorialità e cecità adulta selettiva.

Il libro è anche attento alle umiliazioni della gratitudine. La madre di Bart vede Baileyville come un dono, una via verso l'alto, forse persino la prova che la sofferenza abbia prodotto qualcosa di tangibile. Bart non riesce ad abitare quell'ottimismo. Percepisce fin dall'inizio che essere ammesso in circostanze eccezionali non lo farà appartenere a quel mondo. La scuola lo ha fatto entrare, ma non è stata costruita per lui. Prose torna più volte all'idea che la generosità istituzionale possa portare con sé una propria violenza quando pretende silenzio, decoro e conformità dalla persona che in teoria viene aiutata.

È qui che Bullyville diventa più di una storia scolastica d'attualità. Il suo vero oggetto non è un ragazzo cattivo che tormenta un altro. È la fabbricazione della posizione: chi può definire il normale, chi viene trasformato in simbolo e chi paga quando una comunità protegge la propria immagine più dei propri figli.

Bart Rangely come narratore: ferito, divertente e non sempre facile da amare

Il libro regge o cade sulla voce di Bart, e Prose gliene dà una credibile. È arrabbiato senza diventare monotono, consapevole di sé senza suonare artificialmente maturo, e ferito in modi che emergono di sbieco invece che nobilmente. Questo conta. Troppi romanzi sulla sofferenza adolescenziale levigano il narratore fino a farne una figura che i lettori possono approvare subito. Bart è più difficile di così. Detesta la pietà. Nota i codici di classe. Può essere divertente in modo pungente e difensivo. Vuole giustizia, ma vuole anche vendetta, e il romanzo non finge che questi due desideri siano identici.

La sua voce sostiene gran parte dell'intelligenza tonale del romanzo. Le osservazioni di Bart su Baileyville sono spesso precise perché lui vede la scuola insieme dall'interno e dal basso. È abbastanza vicino da sentirne le seduzioni e abbastanza distante da notarnee le assurdità. Il mondo della scuola privata in Bullyville non è reso come puro male gotico; è peggio di così, perché il suo snobismo sembra ordinario. I rituali dei ragazzi, i soprannomi, le piccole esibizioni di dominio e le crudeltà casuali nascono tutti da una cultura che ha già insegnato loro che aspetto ha il potere. Bart legge quei codici in fretta, e questo è parte del motivo per cui il bullismo lo ferisce così profondamente. Capisce esattamente che cosa sta accadendo anche quando non può fermarlo.

Prose concede a Bart anche un'interiorità moralmente instabile, e questa è una delle virtù del romanzo. La morte del padre non lo santifica. La sua vittimizzazione non lo purifica da vanità, rancore, fantasia o meschinità. Il libro rispetta abbastanza l'adolescenza da lasciare al loro posto queste contraddizioni. Bart non è un emblema di innocenza schiacciata dal male. È un ragazzo in lutto la cui umiliazione intensifica tratti che possiede già. Questa complessità dà al romanzo una densità letteraria superiore a quella che ci si potrebbe aspettare dalla confezione di un libro YA legato all'11 settembre.

A livello di frase, la narrazione è asciutta e leggibile più che vistosa. Prose non sovrascrive il dolore di Bart. Lascia che l'indegnità si accumuli attraverso scena, ritmo e osservazione sociale. Questa misura aiuta il libro. Si fida della pressione emotiva dell'impostazione invece di insistere sul significato in ogni paragrafo.

Bullismo, classe e performance del lutto

Il titolo punta verso il bullismo, ma il risultato più inquietante del libro è mostrare come il bullismo si attacchi a storie pubbliche già esistenti. I compagni di Bart non se la prendono con lui semplicemente perché i ragazzi possono essere crudeli. Lo fanno perché arriva carico di valore simbolico. È il caso da borsa di studio, il caso di beneficenza, il ragazzo dell'11 settembre, l'estraneo la cui presenza può essere di volta in volta feticizzata, derisa e gestita. In questo senso, Bullyville è un romanzo sull'interpretazione tanto quanto sull'aggressione. Bart viene bullizzato attraverso i significati che gli altri gli assegnano.

La classe acuisce tutto. La Baileyville Academy è un luogo in cui il potere viene ereditato, provato e difeso molto prima di qualunque scontro esplicito. A Bart manca la disinvoltura di chi è sempre appartenuto ad ambienti simili, e il romanzo capisce quanto rapidamente la crudeltà adolescenziale si impadronisca di quella differenza. Tyro Bergen, il bullo centrale, conta non perché sia mostruoso in modo eccezionale e incredibile, ma perché incarna un'intera grammatica sociale del privilegio. Può umiliare Bart perché agisce da un mondo che presume di essere centrale. Gli altri gli ruotano attorno, lo scusano o lo temono perché l'istituzione ha già insegnato loro come si distribuisce il valore.

Ciò che rende convincente tutto questo è il rifiuto di Prose di isolare la crudeltà dagli spettatori. Nel romanzo il bullismo è performativo. Dipende da pubblico, echi, prove sempre più spinte e dal permesso tacito di persone che preferirebbero non intervenire in modo decisivo. È una delle scelte letterarie più forti del libro. Sposta il fuoco dalla patologia individuale alle dinamiche di gruppo. In Bullyville la vergogna è pubblica. I soprannomi contano perché sono copioni sociali. Le molestie contano perché riorganizzano il senso di posto della vittima dentro una comunità che ha già scelto i propri favoriti.

Lo sfondo dell'11 settembre intensifica questa dimensione pubblica. Il lutto di Bart non è proprietà privata. È già stato nazionalizzato in miniatura da vicini, benefattori e istituzioni che vogliono sentirsi generosi in rapporto alla tragedia. Prose è tagliente sull'oscurità nascosta dentro quella generosità. La gente vuole che Bart rappresenti qualcosa di consolante. Non vuole il bambino reale e difficile che ha davanti: quello che sa che suo padre se n'è andato, quello che prova risentimento per il sentimento pubblico, quello che non riesce a trasformare il lutto in gratitudine a comando.

È per questo che il romanzo ha un morso autentico. Capisce che il lutto pubblico può diventare coercitivo, soprattutto per i giovani. Da Bart ci si aspetta che si comporti come un simbolo di perdita nobile. Il libro è molto più interessato a ciò che accade quando lui non ci riesce.

Dove Bullyville è più forte

Il primo grande punto di forza è la tensione strutturale. Fin dall'inizio, il romanzo colloca Bart in una situazione in cui quasi ogni risposta possibile comporta un costo. Accettare la borsa di studio e entrare in territorio ostile; rifiutarla e deludere sua madre, sembrando ingrato ai benefattori. Dire la verità su suo padre e contaminare una storia sacralizzata; tacere e sentirsi intrappolato nel copione di qualcun altro. Sopportare l'umiliazione e rischiare l'auto-cancellazione; reagire e confermare i peggiori sospetti dell'istituzione su di lui. Sono buone pressioni romanzesche perché non sono semplici ostacoli esterni. Espongono valori, limiti e fantasie.

Il secondo punto di forza è la comprensione, da parte di Prose, di come le istituzioni metabolizzino la crudeltà. Baileyville non è solo uno sfondo. È una macchina per produrre vincitori, perdenti e scuse. Gli adulti nel romanzo sono spesso meno apertamente brutali dei ragazzi, ma sono implicati nella cultura che lascia fiorire la brutalità. Questo dà al libro un interesse più duraturo di quanto avrebbe offerto un impianto più semplice bullo-contro-vittima. I lettori ne escono pensando non solo a Tyro, ma anche al mondo che rende Tyro leggibile come potente.

Terzo, il romanzo è insolitamente bravo a collegare l'umiliazione all'esposizione di classe. Bart non viene semplicemente deriso; viene costretto a sentire i termini della sua ammissione, della sua dipendenza e della sua differenza. Questo fa percepire il bullismo come sistemico invece che casuale. Dà inoltre al libro un vocabolario critico più adulto senza sacrificare la leggibilità. I lettori più giovani possono seguire chiaramente la trama, mentre quelli più adulti possono vedere l'architettura di classe sottostante.

Infine, la voce di Bart dà al libro un retrogusto di intelligenza più che di melodramma. Anche quando la costruzione della trama diventa brusca, la narrazione mantiene il romanzo ancorato alla coscienza di una persona che cerca di interpretare ciò che gli sta accadendo. È una parte importante del motivo per cui Bullyville resta discutibile. Le sue scene migliori non si limitano a descrivere il dolore; descrivono una mente che dà senso, dolorosamente e in tempo reale, a status, spettacolo e tradimento.

Dove il romanzo sembra meno pienamente integrato

Nonostante tutti i suoi punti di forza, Bullyville non è perfettamente unificato. Le sezioni iniziali e centrali, soprattutto quelle concentrate sull'ecologia sociale di Baileyville, sono le più avvincenti perché fondono premessa, ambientazione e tensione emotiva in modo così serrato. I movimenti successivi ampliano gli interessi e la cornice morale del romanzo, ma non sempre con la stessa inevitabilità. Il libro vuole collegare crudeltà scolastica, violenza ritorsiva, empatia e recupero, eppure alcuni di questi passaggi possono sembrare più un disegno autoriale che una conseguenza organica.

Questo non rende il romanzo un fallimento. Tuttavia limita la forza del suo finale. Il materiale scolastico è così caustico e così specificamente osservato che qualunque spostamento lontano da quel nucleo rischia di disperdere energia. I lettori che amano l'intelligenza acida delle sezioni di Baileyville potrebbero sentire il libro diventare meno focalizzato quando si orienta verso la riparazione. Prose tratta comunque questi capitoli successivi con serietà, ma il centro tonale si sposta. Alcuni troveranno commovente questa espansione; altri sentiranno che il romanzo è uscito in parte dal feroce mondo sociale che aveva costruito così bene.

C'è anche una questione di compressione. Con poco più di 250 pagine, Bullyville procede spedito, e quel ritmo è spesso un vantaggio. Ma a volte significa che i personaggi secondari si registrano più come funzioni dentro il calvario di Bart che come persone pienamente sorprendenti. Questo è vero soprattutto quando il romanzo ha bisogno che certi adulti o compagni sostengano rapidamente un peso tematico. Il compromesso è comprensibile in un breve romanzo YA, ma resta un compromesso.

I lettori dovrebbero anche sapere che il libro può apparire emotivamente freddo in modi deliberati ma non universalmente attraenti. Prose è meno interessata alla consolazione facile che all'esposizione degli incentivi deformati attorno al lutto e alla crudeltà. Questa serietà è una forza, ma significa anche che il romanzo potrebbe non soddisfare chi cerca calore, sottotrame romantiche o una rete di cura più ampia.

Chi dovrebbe leggere Bullyville, e chi potrebbe volere un altro romanzo YA

È una scelta molto adatta a lettori che vogliono YA capaci di trattare l'adolescenza come un vero ambiente politico e morale. Se ti interessano libri sulla scuola non come sfondo nostalgico ma come gerarchia in cui classe, performance e vulnerabilità collidono, Bullyville ha molto da offrire. È anche una buona scelta per lettori attratti da narrazioni del lutto che rifiutano la semplificazione. Il dolore di Bart è intrecciato a risentimento, confusione e imbarazzo sociale, e questo dà al romanzo più consistenza rispetto a storie che presentano il lutto come pura tristezza.

Vale la pena prenderlo in considerazione soprattutto per lettori che apprezzano narratori osservatori, difensivi e in certa misura abrasivi. Bart non è costruito per essere universalmente amabile. È costruito per sentirsi in trappola, vigile e a tratti vendicativo. Per molti lettori, questo lo renderà più convincente.

D'altra parte, potrebbe non essere il romanzo YA giusto per chi cerca un ampio ensemble, una forte linea romantica o un'ambientazione da scuola privata profondamente immersiva e indipendente dal tema. Non è nemmeno la scelta migliore per lettori che vogliono che il lavoro emotivo del romanzo proceda stabilmente verso il conforto. Bullyville è spesso troppo amaro per questo. La sua materia include bullismo persistente, lutto legato a un trauma nazionale, frattura familiare, violenza ritorsiva e scene con bambini malati, quindi richiede una certa disponibilità a restare nel disagio senza sollievo immediato.

Il libro va affrontato soprattutto come un compatto romanzo scolastico letterario con una cornice d'attualità, non come un rassicurante libro-messaggio. Letto così, la sua durezza diventa più facile da apprezzare.

Contesto, confronti e alternative su UtoRead

I lettori che arrivano a Bullyville cercando un altro romanzo YA sulla collisione tra trauma e parola dovrebbero cominciare da Speak. Il romanzo di Laurie Halse Anderson è più unificato formalmente e più concentrato sull'interiorità, ma i due libri condividono un interesse per il modo in cui le istituzioni fraintendono adolescenti feriti e per come il silenzio possa diventare insieme difesa e prigione. Se Bullyville ti interessa perché Bart è intrappolato dentro una falsa storia pubblica su se stesso, Speak offre una versione più canonica di quella pressione.

Se ciò che cattura la tua attenzione qui è il legame tra voce adolescente e più ampio scrutinio sociale, The Hate U Give è una forte lettura successiva. Angie Thomas lavora su una tela più ampia e più apertamente politica, e il suo romanzo è più caldo e più espansivo nella vita familiare e comunitaria. Tuttavia, entrambi i libri capiscono che l'identità pubblica di una giovane persona può diventare un terreno conteso, ed entrambi chiedono quanto costi parlare quando le istituzioni vogliono una narrazione più comoda.

Per i lettori che vogliono soprattutto restare nella sezione young adult ma preferirebbero qualcosa di meno realistico e meno socialmente caustico, Afterworlds offre un contrasto utile. Il romanzo di Scott Westerfeld è più giocoso, più metafinzionale e più interessato all'aspirazione letteraria che alla punizione sociale. Mettere i due libri fianco a fianco chiarisce ciò che distingue Bullyville: il suo fuoco su umiliazione, gerarchia e inquieta conversione della tragedia in status.

Questi confronti aiutano anche a collocare il libro di Francine Prose nel catalogo più ampio. Non è il romanzo YA emotivamente più generoso del sito, né il più devastante, né il più stilisticamente sgargiante. La sua nicchia è più stretta e più spinosa. Eccelle quando i lettori vogliono un libro che noti quanto rapidamente le comunità trasformino la sofferenza in narrazione, e quanto spietati possano diventare i ragazzi quando percepiscono una copertura istituzionale.

Verdetto finale

Bullyville è un romanzo migliore di quanto potrebbe suggerire la sua reputazione di storia scolastica guidata dalla premessa. Francine Prose porta vera intelligenza nella voce di Bart e nel disegno sociale della Baileyville Academy, trasformando una trama potenzialmente schematica in uno studio tagliente del lutto sotto sorveglianza. Le sezioni migliori del libro sono impietose sui modi in cui privilegio di classe, sentimento pubblico e performance adolescenziale si rafforzano a vicenda. Mostrano che il bullismo raramente è soltanto cattiveria personale. Spesso è un metodo con cui una comunità insegna a qualcuno qual è il suo posto.

Il romanzo non è privo di difetti. I suoi sviluppi successivi non sembrano inevitabili quanto i movimenti iniziali, e alcuni lettori preferiranno libri che costruiscono attorno al protagonista un mondo emotivo più pieno. Ma anche con questi limiti, Bullyville resta degno di lettura perché capisce qualcosa di brutto e importante: la tragedia non rende automaticamente più nobile la vita sociale. A volte dà soltanto alla crudeltà un nuovo palcoscenico.

Per lettori che vogliono YA duri e intelligenti, con uno sguardo scettico su classe, lutto e sulle storie che le istituzioni raccontano a proposito del dolore, Bullyville si guadagna il suo posto nel catalogo.

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