Recensione
Recensione di The public and its problems
John Dewey spiega come i pubblici si formino attorno alle conseguenze indirette dell'azione collettiva e perché la democrazia moderna dipenda da comunicazione, indagine e associazione.
- Autore
- John Dewey
- Prima pubblicazione
- 1927
- Lingue originali
- inglese
- Lingue delle edizioni note
- inglese
Vedi fonte
https://openlibrary.org/works/OL111348WRecensione di The public and its problems: la democrazia come compito di scoperta
Questa recensione di The public and its problems parte dall'affermazione ingannevolmente semplice di John Dewey secondo cui un pubblico non è una massa fissa in attesa di esprimere un'opinione. Esso si forma quando le persone riconoscono che le conseguenze indirette delle azioni si estendono oltre chi vi è immediatamente coinvolto e richiedono una cura organizzata. La democrazia dipende quindi dalla scoperta degli effetti condivisi, dalla comunicazione delle conoscenze che li riguardano e dalla creazione di istituzioni capaci di reagire. Il pubblico è una conquista prima di essere un elettorato.
Questa tesi rende il libro nuovamente utile ogni volta che la politica viene ridotta ai sondaggi o alle preferenze individuali. Dewey non nega la competenza specialistica, l'amministrazione o la complessità. Si chiede come fare in modo che istituzioni, amministrazione e competenze specialistiche continuino a rispondere del proprio operato a chi ne vive le conseguenze. La sua risposta attribuisce un peso enorme alla ricerca, all'associazione, all'educazione e alla comunicazione. L'argomentazione è impegnativa e a volte ottimistica, ma offre un criterio democratico più ricco della semplice somma delle scelte.
Il dibattito alle origini del libro
Pubblicata nel 1927, l'opera interviene nel dibattito fra le due guerre sulla possibilità che le dimensioni della società moderna avessero reso impossibile l'ideale del cittadino informato. Le analisi scettiche di Walter Lippmann sull'opinione pubblica e sul «pubblico fantasma» costituiscono uno sfondo importante, anche quando Dewey non risponde punto per punto. I sistemi industriali, l'amministrazione nazionale, i mezzi di comunicazione di massa e gli effetti economici prodotti a distanza sembravano superare le conoscenze accessibili alle persone comuni.
Dewey accetta buona parte di questa diagnosi. Il cittadino isolato non può padroneggiare ogni campo tecnico né osservare personalmente tutte le conseguenze. Respinge però la conclusione che gli esperti possano sostituire un pubblico. Le competenze specialistiche possono indagare mezzi ed effetti, ma restano politiche le decisioni su quali conseguenze contino e su quali interessi debbano servire le istituzioni. Il problema consiste nell'organizzare le conoscenze affinché le persone coinvolte possano riconoscere i legami che le uniscono.
Le conseguenze creano un pubblico
La definizione di Dewey parte dall'azione. Le interazioni producono conseguenze dirette per chi vi partecipa e conseguenze indirette per altri. Quando questi effetti indiretti diventano gravi e persistenti, le persone coinvolte hanno bisogno di rappresentanza e regolamentazione. Lo Stato non viene introdotto come un sovrano mistico né come un contratto firmato una sola volta nel passato. È l'organizzazione mediante la quale i pubblici cercano di gestire conseguenze che non possono affrontare separatamente.
L'approccio è efficace perché rende dinamici i confini del pubblico. Inquinamento, rischio finanziario, malattie, infrastrutture delle comunicazioni o decisioni sul lavoro possono creare gruppi interessati che le istituzioni esistenti non riescono a riconoscere. Una persona può appartenere a più pubblici nello stesso tempo, e un pubblico può scomparire quando cambia il problema. La democrazia diventa sperimentale: le organizzazioni vanno giudicate in base alla loro capacità di rivelare le conseguenze reali e di reagire a esse.
L'eclissi del pubblico
La celebre difficoltà sta nel fatto che le condizioni moderne producono conseguenze più rapidamente e a distanze maggiori di quanto le persone riescano a comprenderle. Le associazioni nate per la vita locale non si adattano automaticamente alle reti industriali. Le notizie possono moltiplicarsi senza diventare conoscenza, mentre la distrazione e i linguaggi specialistici frammentano l'attenzione. Dewey parla di eclissi, non di morte, perché la capacità di formare un pubblico rimane, anche quando è oscurata.
Questa diagnosi si applica bene all'ambiente digitale, ma deve essere tradotta. Dewey non conobbe le piattaforme algoritmiche, le catene di fornitura globali, l'estrazione dei dati o la disinformazione contemporanea. Il suo problema generale tuttavia persiste: le persone subiscono effetti senza vedere i sistemi che le collegano. Una maggiore quantità di informazioni non risolve il problema se non può essere indagata, interpretata e collegata alla possibilità di un'azione collettiva.
La Grande Società e la Grande Comunità
Dewey distingue una società unita da una vasta interdipendenza materiale da una comunità che comprende e governa quei legami. La tecnologia e i mercati possono creare la prima senza produrre la seconda. Una Grande Comunità richiederebbe una comunicazione capace di trasformare i risultati della ricerca sociale in esperienza condivisa. L'espressione non indica un ritorno nostalgico a un piccolo paese. Designa una qualità dell'associazione nella quale le conseguenze diventano comprensibili e le persone coinvolte possono partecipare.
La dimensione locale continua a contare, perché le abitudini democratiche si sviluppano mediante istituzioni in presenza e cooperazione pratica. Tuttavia il localismo di Dewey non basta da solo. Un quartiere non può regolamentare ogni forza lontana che lo condiziona. La sfida più ardua consiste nel costruire canali fra l'esperienza situata e le competenze specialistiche necessarie su vasta scala. Il libro ispira questa architettura più di quanto la definisca nei dettagli.
La comunicazione non è semplice distribuzione
Per Dewey, comunicare non significa inviare fatti dagli esperti a destinatari passivi. La conoscenza diventa pubblica quando viene espressa in forme che modificano la percezione condivisa e consentono il giudizio. Arte, educazione, giornalismo, discussione e ricerca organizzata svolgono tutti un ruolo, perché i problemi politici sono anche problemi dell'immaginazione. Le persone devono vedere come difficoltà apparentemente private siano legate a strutture comuni.
Questa fiducia è al tempo stesso uno dei punti di forza e una delle vulnerabilità del libro. La comunicazione può rivelare le conseguenze, ma anche manipolare, escludere o sopraffare. La concentrazione della proprietà e la disuguaglianza nell'accesso determinano quali esperienze diventino visibili. Dewey riconosce propaganda e distorsione, benché il suo linguaggio costruttivo sottovaluti talvolta quanto possa essere redditizia la confusione. Il lettore contemporaneo dovrebbe integrare il suo ideale con un'analisi istituzionale del potere dei media.
La democrazia come metodo, non come cerimonia
La democrazia di Dewey è più ampia delle elezioni. È un metodo di vita associata nel quale le politiche restano aperte alla ricerca e alla revisione. Il voto conta, ma una scheda elettorale non può compensare l'incapacità del pubblico di individuare le decisioni che ne plasmano la vita. La legittimità democratica dipende da abitudini che colleghino esperienza, prove, deliberazione e azione organizzata fra un'elezione e l'altra.
Questo sperimentalismo evita due estremi. Non idealizza una volontà popolare infallibile e non consegna il governo a custodi dotati di preparazione tecnica. Sia i cittadini sia gli esperti possono sbagliare; le istituzioni dovrebbero rendere possibile la correzione. Qui il pragmatismo del libro appare come un'etica politica: le conseguenze mettono alla prova le idee e nessun ordinamento merita di essere sottratto al giudizio di chi ne subisce gli effetti.
Difficoltà e cautele necessarie
La prosa si muove spesso su un alto livello di astrazione. Termini come pubblico, comunità, Stato e associazione acquistano significati precisi attraverso la ripetizione, più che mediante definizioni concise. Può essere utile tracciare uno schema di ogni capitolo. Anche gli esempi storici derivano dai presupposti politici degli Stati Uniti negli anni Venti, mentre il trattamento di razza, genere, potere coloniale e coercizione economica è inadeguato rispetto alla pretesa universalità delle affermazioni.
Più in profondità, Dewey offre una direzione e non un progetto istituzionale completo. Comunicazione ed educazione non possono da sole riequilibrare le risorse né obbligare i soggetti potenti ad accettare l'indagine. Un pubblico può comprendere una conseguenza e continuare a non possedere strumenti per intervenire. La teoria diventa più solida quando viene affiancata da analisi del potere, dell'esclusione e dell'economia politica.
Chi dovrebbe leggere Dewey oggi
Chi studia filosofia politica, giornalismo, educazione, politiche pubbliche e tecnologia troverà applicazioni dirette. Il libro è particolarmente gratificante per chi è insoddisfatto della scelta fra populismo romantico e governo degli esperti. Si chiede come rendere la competenza specialistica democraticamente accessibile senza fingere che ogni cittadino debba diventare uno specialista.
Va collocato in filosofia e psicologia per la sua concezione pragmatista dell'esperienza e dell'azione, e in storia e idee per la crisi della democrazia di fronte alle dimensioni della società moderna che documenta nel periodo fra le due guerre. Chi desidera raccomandazioni istituzionali immediate può trovarlo indiretto; i gruppi di lettura disposti ad applicarne i concetti a un problema attuale sapranno renderlo concreto.
Alternative e valutazione finale
La nostra recensione di Democracy and Education sviluppa il rapporto fra apprendimento e vita condivisa entro un'argomentazione educativa più ampia. La recensione di Human Nature and Conduct presenta la concezione di Dewey dell'abitudine, dell'impulso e dell'ambiente sociale, utile per comprendere come si formino le capacità democratiche.
The Public and Its Problems resiste nel tempo perché rifiuta di considerare il fallimento del pubblico una prova dell'impossibilità della democrazia. Un pubblico può essere disperso, manipolato e inconsapevole, ma queste sono condizioni da diagnosticare, non la sua essenza. La soluzione di Dewey richiede un'attenzione al potere più rigorosa di quella che egli offre. La sua esigenza centrale rimane stimolante: prima di chiedere che cosa voglia il pubblico, le istituzioni politiche devono aiutare le persone a scoprire quali conseguenze condividano e assegnare loro un ruolo significativo nel decidere ciò che avverrà in seguito.