Recensione

Recensione The Sound and the Fury

Questa recensione The Sound and the Fury ricostruisce quattro sezioni in cui memoria, ossessione, rancore e resistenza rivelano il crollo della famiglia Compson.

Autore
William Faulkner
Prima pubblicazione
1929
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Vedi fonte https://openlibrary.org/works/OL82870W

recensione The Sound and the Fury: quattro voci incapaci di condividere lo stesso passato

Questa recensione The Sound and the Fury parte da una tesi pratica: la difficoltà del romanzo non è un ostacolo posto davanti alla storia dei Compson, ma la forma che quella storia richiede. William Faulkner racconta il declino della famiglia in quattro sezioni i cui rapporti con il tempo e la conoscenza sono radicalmente diversi. Benjy vive insieme passato e presente; Quentin tenta di fermare il tempo dentro un codice d'onore ereditato; Jason rivendica una praticità lineare mentre falsifica i conti; l'ultima sezione passa alla terza persona e segue Dilsey durante la domenica di Pasqua.

Pubblicato nel 1929, il romanzo chiede di ricostruire i Compson senza offrire una storia familiare imparziale. Caddy, la figlia le cui scelte organizzano le vite dei fratelli, non narra mai. Caroline Compson trasforma malattia e risentimento in richieste di assistenza. Il fatalismo cinico del signor Compson offre parole, ma poca protezione. I domestici neri mantengono una casa i cui membri bianchi considerano naturale quel lavoro. Forma e ordine sociale sono inseparabili, perché ogni voce può descrivere soltanto ciò che la propria posizione le consente di riconoscere.

Le quattro sezioni mettono in scena altrettanti fallimenti del possesso. Benjy non può conservare la presenza di Caddy, Quentin non può preservare un'idea della sua purezza, Jason non può mettere al sicuro il denaro che sottrae e la famiglia non può far coincidere il prestigio del proprio nome con il valore morale. Dilsey resiste al loro crollo, ma la resistenza non equivale alla libertà sociale.

7 aprile 1928: Benjy e la memoria senza transizioni

La prima sezione si svolge nel giorno del trentatreesimo compleanno di Benjy. Lui e Luster camminano accanto all'ex pascolo dei Compson, diventato un campo da golf, mentre i richiami rivolti ai «caddie» fanno riaffiorare ricordi di Caddy. Faulkner non segnala i salti temporali. Un suono, un odore, un luogo o una frase trasportano Benjy dal 1928 all'infanzia e ritorno, spesso dentro la stessa proposizione. Il lettore impara la cronologia riconoscendo scene ricorrenti, non seguendo un orologio.

Quelle scene contengono in frammenti la storia della famiglia. Durante il funerale della nonna Damuddy, Caddy si arrampica su un albero e si sporca di fango la biancheria mentre gli altri bambini guardano da sotto. Conforta Benjy e per lui ha l'odore degli alberi; più tardi, il profumo e il mutamento sessuale si registrano come perdite che non sa spiegare. Il suo nome originale, Maury, viene cambiato in Benjamin dopo che la famiglia riconosce la sua disabilità, quasi che rinominarlo potesse difenderne la reputazione. Dopo che afferra una ragazza di passaggio, viene castrato e i suoi movimenti sono ulteriormente limitati.

La sezione di Benjy non va idealizzata come espressione di pura innocenza. La sua vita sensoriale riceve una straordinaria attenzione formale, ma sono sempre gli altri a interpretarlo, gestirlo e punirlo. Non sa spiegare le istituzioni che lo circondano — proprietà, razza, genere, disabilità, eredità — eppure i loro effetti modellano ogni percorso che gli è concesso. Il lettore sente come una storia familiare possa essere conosciuta emotivamente prima di essere compresa nelle sue cause.

2 giugno 1910: l'orologio di Quentin e la fantasia dell'onore

La sezione di Quentin si svolge a Harvard nel giorno in cui muore suicida. L'orologio del padre trasforma il tempo in un peso ereditato. Quentin ne rompe le lancette, ma il meccanismo continua a funzionare: è l'immagine esatta del suo vano desiderio di arrestare la storia pur restando governato da essa. La sua camminata tra Cambridge e Boston è continuamente interrotta da ricordi di Caddy, discorsi familiari e dal codice dell'onore sessuale che ha reso assoluto.

Quentin non può accettare la sessualità e la gravidanza di Caddy come fatti che appartengono alla vita di lei. Affronta Dalton Ames, immagina di proteggerla e dice al padre che lui e Caddy hanno commesso incesto. La falsa confessione tenta di trasformare un fatto sociale che non controlla in una trasgressione privata che potrebbe possedere. La risposta scettica e stanca del signor Compson non lo libera: lascia Quentin privo tanto di un codice credibile quanto di un altro modo di amare la sorella.

Punteggiatura e cronologia si disgregano con il procedere della giornata. Gli incontri con una bambina italiana, suo fratello, Gerald Bland e altri appartengono al presente, ma Quentin li ripiega di continuo dentro la propria ossessione. Il suo suicidio non è il nobile compimento della devozione. È il punto terminale di una visione che tratta Caddy come depositaria dell'onore maschile e il tempo come un nemico da sconfiggere cancellando se stessi.

6 aprile 1928: il registro dei rancori di Jason

La sezione di Jason sembra dapprima più facile perché la sua voce attraversa in modo diretto un solo Venerdì santo. L'ordine apparente inganna. Jason si presenta come l'uomo pratico rimasto a sostenere la casa, ma i suoi conti dipendono da furto, manipolazione e rancore. Caddy invia denaro per sua figlia, Miss Quentin; Jason ne intercetta gran parte, inganna la madre sui pagamenti e usa il controllo finanziario per punire sia la madre assente sia la ragazza presente.

La sua rabbia ha una storia. Ritiene che il matrimonio fallito di Caddy gli sia costato un impiego promesso in banca e trasforma quella delusione nella teoria che tutti vogliano imbrogliarlo. Nel negozio di forniture agricole esibisce competenza mentre specula male sul cotone. A casa controlla accessi, posta, trasporti e denaro. Il linguaggio dell'efficienza diventa una copertura per l'abuso emotivo ed economico.

Miss Quentin oppone segretezza, rabbia, assenze da scuola e una relazione con un artista girovago. Jason legge ogni rifiuto come prova della corruzione delle donne anziché come risposta alla reclusione. La sua sezione dimostra che la cronologia può essere chiara mentre la percezione morale rimane distorta. Il narratore più ordinato secondo le convenzioni è anche quello più interessato a falsificare il bilancio familiare.

8 aprile 1928: Dilsey, la Pasqua e una prospettiva più ampia

La quarta sezione passa alla terza persona nella domenica di Pasqua e segue Dilsey mentre mantiene la casa in funzione. Il cambiamento non crea un'oggettività perfetta. Allarga il campo oltre un solo figlio dei Compson e permette a clima, lavoro, vita familiare nera, chiesa e dimora decadente di occupare lo stesso spazio narrativo. Dilsey cucina, ravviva il fuoco, affronta le lamentele di Caroline, si prende cura di Benjy e riconosce schemi che la famiglia rifiuta di nominare.

Nella chiesa della comunità nera, il sermone del reverendo Shegog conduce la congregazione attraverso la storia cristiana di sofferenza, morte e resurrezione. La funzione offre a Dilsey una scala storica che supera l'ossessione dei Compson per il proprio declino. La sua celebre comprensione del tempo deriva dalla memoria e dal lavoro, non da una mistica esenzione dalle condizioni sociali.

Faulkner le assegna comunque un pesante onere rappresentativo. Dilsey diventa la principale figura di resistenza del romanzo, pur restando una domestica nera alla cui vita interiore è concesso meno spazio formale che alle crisi dei fratelli bianchi. La sezione condanna il fallimento morale dei Compson e rivela anche i limiti di una struttura che ha bisogno del lavoro di Dilsey per tenere in piedi la propria tragedia bianca.

Caddy come centro assente e Miss Quentin come conseguenza

Caddy non riceve mai una sezione, ma ogni fratello tenta di definirla. Benjy ricorda cura e perdita; Quentin trasforma la sua sessualità in una crisi dell'onore familiare; Jason la considera l'origine del proprio rancore economico. L'assenza è formalmente produttiva perché mette a nudo l'appropriazione. È anche un limite: la donna la cui gravidanza e cacciata da casa fanno avanzare la trama rimane accessibile soprattutto attraverso memoria e accusa maschili.

Sua figlia, chiamata anch'essa Quentin, cresce nella casa dei Compson mentre Caroline proibisce il nome di Caddy. Jason usa il denaro destinato alla ragazza come entrata privata e poi interpreta l'ostilità di lei come depravazione innata. Durante il fine settimana di Pasqua, Miss Quentin trova e prende il denaro accumulato — circa settemila dollari — e fugge con l'artista girovago. Il furto rovescia il controllo di Jason senza creare per lei un futuro sicuro.

La ricerca frenetica di Jason completa la trama economica. Non può denunciare onestamente la perdita perché così rivelerebbe la propria appropriazione. Il denaro che trattava come prova di superiorità diventa un indizio da nascondere. Miss Quentin evade dalla casa, ma il romanzo non garantisce che la fuga con un altro uomo si trasformi in libertà anziché in un'altra dipendenza.

La carrozza finale: percorso ripristinato, ordine non riparato

Dopo aver fallito nel tentativo di raggiungere Miss Quentin, Jason torna a Jefferson. Luster conduce la carrozza di Benjy dalla parte sbagliata del monumento confederato, interrompe il percorso abituale e fa urlare Benjy. Jason colpisce Luster, gira la carrozza e ristabilisce la sequenza prevista di edifici e oggetti. Benjy si calma quando il tragitto torna a coincidere con le sue aspettative.

La scena viene spesso letta come chiusura formale perché il mondo ritorna nel posto assegnato. È più inquietante che rassicurante. L'ordine viene ripristinato attraverso la violenza di un uomo bianco contro un ragazzo nero, e il percorso restaurato attraversa un paesaggio sociale modellato dalla memoria confederata. La calma di Benjy conferma il potere della ripetizione, non la giustizia di ciò che viene ripetuto.

Quel finale chiarisce la politica del tempo nel romanzo. I Compson decadono, ma la gerarchia razziale che li sostiene non scompare con il loro prestigio. Jason può fallire sul piano economico e morale e conservare comunque un potere immediato su Luster. Il crollo familiare non è trasformazione sociale.

Metodo modernista, difficoltà di lettura e contesto editoriale

La costruzione in quattro parti crea conoscenza per accumulo. Benjy offre scene senza una gerarchia esplicativa. Quentin aggiunge storia mentre cede sotto i significati che le attribuisce. Jason fornisce informazioni causali ed economiche attraverso una voce ostile. La sezione conclusiva collega routine domestica, rito pasquale, fuga di Miss Quentin e finale della carrozza. Nessuna può sostituire le altre.

Una cronologia o un elenco dei personaggi può essere utile, ma conta il momento in cui lo si consulta. Leggere una guida completa prima della sezione di Benjy può eliminare l'esperienza di imparare attraverso le ricorrenze; rifiutare ogni aiuto può trasformare una difficoltà voluta in confusione inutile. In una prima lettura conviene annotare nomi, stimoli sensoriali, date delle sezioni e variazioni tipografiche, per poi ricostruire la sequenza dopo ciascuna parte.

Le edizioni successive possono includere l'appendice sui Compson scritta da Faulkner nel 1946. Può chiarire e complicare la storia familiare, ma non è una delle quattro sezioni narrative del 1929 e non dovrebbe governare senza dichiararlo ogni interpretazione del romanzo originale. L'incertezza del libro non è un errore che l'appendice si limiti a correggere.

Punti di forza, cautele e lettori ideali

Il maggiore punto di forza del libro è che la voce sostiene l'argomentazione. Le associazioni di Benjy, l'ossessione temporale di Quentin, il rancore transazionale di Jason e la prospettiva ampliata dell'ultima sezione non sono esperimenti ornamentali. Mostrano quattro rapporti con una storia familiare che nessuno sa narrare per intero.

Le cautele sono inseparabili dal risultato. Compaiono insulti e stereotipi razzisti. Dilsey possiede autorità morale, ma il romanzo può avvicinarla al tipo consueto della donna nera che sopporta tutto. La centralità formale di Benjy convive con linguaggio abilista, castrazione, reclusione e negazione dell'autonomia adulta. L'importanza strutturale di Caddy convive con il rifiuto di concederle una voce.

È adatto a chi è disposto a rileggere e a lasciare persistere l'incertezza finché non acquista significato. Lo è meno per chi cerca una cronaca familiare limpida o una trama che si spieghi mentre procede. La ricompensa è un romanzo in cui il lavoro di ricostruzione diventa parte dell'incontro etico.

Letture collegate e verdetto finale

La recensione As I Lay Dying presenta un altro romanzo di Faulkner costruito su più voci e un viaggio familiare, ma con un diverso equilibrio di comicità, difficoltà materiali e accesso alla vita interiore. La recensione Beloved offre un confronto essenziale per la memoria non lineare plasmata dal trauma familiare e dalla storia razziale. La recensione One Hundred Years of Solitude affronta la ripetizione generazionale attraverso un'immaginazione temporale radicalmente diversa. Le raccolte di letteratura classica e narrativa letteraria ampliano questi percorsi.

Il verdetto è decisamente favorevole, senza promesse di facilità. The Sound and the Fury non nasconde una storia semplice dietro una prosa difficile. La sua prosa dimostra perché quella storia non può essere condivisa in modo neutrale. Ogni narratore trasforma Caddy, il tempo, il denaro e l'eredità in qualcosa che può cercare di possedere, mentre il lavoro di Dilsey rende possibile la sopravvivenza senza ricevere la stessa libertà narrativa.

La carrozza finale non risana i Compson né libera chi li serve. Ripristina con la forza un percorso familiare. In questo rifiuto di un ordine redentivo sta l'ultima precisione del romanzo: una famiglia può perdere il proprio rango mentre le abitudini di dominio che l'hanno plasmata rimangono pronte a continuare.

Letture collegate

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