Recensione
Recensione di There But For The
Ali Smith trasforma l'inspiegabile ritiro di un ospite a cena in un romanzo giocoso e umano su esclusione, attenzione, spettacolo pubblico e storie che le persone usano per incasellarsi a vicenda.
- Autore
- Ali Smith
- Prima pubblicazione
- 2011
Vedi fonte
https://openlibrary.org/works/OL16633753WRecensione di There But For The: la porta chiusa come specchio sociale
Questa recensione di There But For The sostiene che il romanzo di Ali Smith si interessi meno al motivo per cui Miles Garth si chiude in una camera al piano di sopra che a ciò che tutti gli altri fanno del vuoto da lui creato. Durante una cena a Greenwich, un invitato lascia la tavola, entra in una stanza degli ospiti e si rifiuta di uscire. L'evento sembra il congegno di un enigma o di una farsa. Smith lo lascia invece diventare un esperimento sociale. Padroni di casa, conoscenti, media, estranei e una bambina perspicace costruiscono versioni contrastanti dell'assente, rivelando il proprio bisogno di significato, prestigio e legami.
L'energia verbale può far sembrare il romanzo più leggero di quanto sia. Giochi di parole, ripetizioni, frammenti e conversazioni eccentriche non sono semplici abbellimenti ingegnosi applicati a una trama tradizionale. Sono il metodo con cui Smith mette alla prova il modo in cui il linguaggio unisce le persone e le protegge le une dalle altre. Chi consulta la narrativa letteraria deve aspettarsi un libro la cui forma sostiene l'argomentazione etica. La porta resta chiusa affinché l'attenzione possa rivolgersi verso l'esterno.
Quattro movimenti e un unico centro assente
Smith organizza il romanzo attorno alle quattro parole che compongono il titolo: there, but, for e the. La suddivisione dà una forma al libro senza fornire un'indagine lineare. Ogni movimento si avvicina a Miles attraverso una coscienza e una storia diverse. Questo disegno distribuisce l'autorità. Nessun testimone possiede la verità su di lui e nessuna prospettiva può ridurre il suo ritiro a un'unica diagnosi.
È il decisivo punto di forza formale del romanzo. Una versione meno riuscita della premessa nasconderebbe un segreto per poi rivelarlo. Smith rende più produttivo ciò che non viene detto. Miles diventa uno spazio vuoto che collega persone altrimenti incapaci di notarsi. La struttura chiede se conoscere i fatti di una vita equivalga a prestare attenzione alla persona e se una biografia coerente possa spiegare un gesto ormai divenuto proprietà pubblica. La risposta resta aperta, ma il desiderio del lettore di trovare una soluzione entra a far parte dell'argomento.
L'ospitalità svela le regole dell'appartenenza
Una cena è una piccola istituzione. Ha padroni di casa, inviti, posti assegnati, buone maniere e prove di compatibilità non dichiarate. Miles arriva come invitato aggiuntivo e infrange poi la logica dell'incontro rifiutandosi di andarsene. Il gesto provoca disordine, ma mostra anche quanto rapidamente l'ospitalità possa dipendere dal controllo. L'accoglienza è generosa soltanto finché l'ospite segue il copione.
Smith coglie la comicità dell'impaccio dei padroni di casa, ma la battuta si allarga fino a interrogare chi venga incluso nella vita sociale rispettabile. Le conversazioni a tavola trasmettono pregiudizio, compiacimento ed esibizione competitiva. Il romanzo non annuncia una lezione programmatica: lascia che le conversazioni impacciate mostrino come l'esclusione possa nascondersi nella cortesia. Chi è interessato alle questioni sociali raccolte in storia e idee troverà prezioso il libro proprio perché la politica emerge dal linguaggio quotidiano anziché dal dibattito pubblico.
Miles come persona, proiezione e spettacolo
Quando Miles diventa inaccessibile, gli altri possono appropriarsene. Alcuni idealizzano il suo rifiuto, altri se ne risentono e altri ancora lo trasformano in una storia adatta al consumo pubblico. La folla fuori dalla casa converte la privacy in evento. Questo sviluppo permette al romanzo di offrire un'analisi acuta dello spettacolo prima di diventare una facile satira dei media. Gli osservatori non sono soltanto sciocchi: cercano un oggetto comune d'attenzione in un mondo sociale frammentato.
Il rischio etico è evidente. Il silenzio di Miles consente a tutti gli altri di parlare al posto suo. Smith contrasta il pericolo ricostruendo tracce dei suoi legami precedenti e attribuendo ai personaggi che lo circondano una vita emotiva autonoma rispetto al suo gesto eclatante. Miles non diventa mai del tutto conoscibile, ma non è soltanto un simbolo. Il romanzo continua a chiedere che cosa si perda quando un gesto umano diventa contenuto: una domanda divenuta più urgente senza bisogno di alcuna previsione tecnologica.
Brooke cambia la temperatura emotiva del romanzo
Brooke, la bambina la cui intelligenza e curiosità smascherano la messa in scena degli adulti, offre gran parte del calore del libro. Il suo linguaggio è giocoso perché lo è il pensiero, non perché voglia dominare una stanza. Nota le assenze nella storia, pone domande che gli adulti hanno imparato a evitare e tratta Miles come una persona con cui entrare in rapporto anziché come un fenomeno.
Il ruolo avrebbe potuto trasformarla in un emblema sentimentale dell'innocenza. Smith evita una completa idealizzazione rendendo Brooke formidabile sul piano verbale e inserendola in un contesto sociale preciso. Non risolve il romanzo: modifica la qualità dell'attenzione al suo interno. La sua presenza amplia anche il pubblico possibile. Gli adulti insofferenti ai bambini precoci potrebbero trovarla artificiosa; chi accoglie l'esuberanza linguistica di Smith vedrà probabilmente in lei il punto d'incontro fra gioco di parole e cura.
Punti di forza: tempismo comico e serietà morale
Smith possiede la rara capacità di far svolgere a una frase più compiti contemporaneamente. Una battuta può rivelare un pregiudizio, un ricordo può interrompere un ruolo sociale e una svolta grammaticale può esporre le supposizioni nascoste nelle espressioni ordinarie. La comicità del libro accumula così forza etica. I personaggi si fraintendono in modi divertenti, ma il fraintendimento non è mai innocuo.
Le prospettive mutevoli producono anche un'ampia gamma emotiva. Lutto, invecchiamento, isolamento e legami mai realizzati emergono attorno all'assurdità centrale. Chi ha apprezzato in Trust i diversi tentativi di appropriarsi della narrazione riconoscerà un analogo rifiuto di attribuire autorità definitiva a una sola versione, sebbene Smith sia più apertamente giocosa e intima. Nei passaggi migliori, forma e sentimento diventano inseparabili: il lettore sperimenta la disconnessione attraverso gli stessi vuoti che rendono difficile riassumere la storia.
Limiti: l'indirettezza è parte del progetto
Chi sceglie il libro per la premessa della stanza chiusa potrebbe aspettarsi una spiegazione, un piano di fuga o un conflitto crescente fra Miles e i padroni di casa. Questi elementi sono secondari. La narrazione divaga, cambia coscienza e segue associazioni verbali. Le ripetizioni possono deliziare o stancare a seconda che il lettore percepisca il ritmo come movimento.
La satira sociale procede inoltre attraverso tipi riconoscibili e dedica ad alcune figure della cena meno generosità di quanta ne riservi alle prospettive centrali. L'asimmetria è intenzionale, ma a tratti può rendere la critica fin troppo facile. Infine, le soluzioni emotive sono parziali. Smith offre legami senza fingere che colmino ogni distanza. Chi ha bisogno di un protagonista stabile e di una catena causale conclusiva deve avvicinarsi con cautela: l'ambiguità non è una lacuna da riparare.
Contesto e alternative
Il romanzo appartiene a una tradizione narrativa che trasforma gli incontri sociali in luoghi rivelatori, ma la costruzione frammentaria lo rende più di una commedia di costume. Per chi è interessato allo scontro fra ruoli pubblici e lutto privato, The Portable Arthur Miller offre drammi segnati da confronti più espliciti. Selected Short Stories of Nathaniel Hawthorne propone trattamenti allegorici più cupi del segreto e del giudizio della comunità.
Scegliete Trust se l'attrazione principale è l'incertezza strutturale; Hawthorne se la porta chiusa deve apparire moralmente minacciosa; Miller per il discorso pubblico e la responsabilità. Restate con Smith per una combinazione che le alternative non riproducono del tutto: un romanzo sociale attento all'umanità dei personaggi, le cui battute continuano a destabilizzare le categorie con cui essi cercano di capirsi.
Lettori ideali
There But For The è particolarmente adatto a chi ama rileggere le frasi, seguire i motivi e lasciare che i personaggi emergano per vie indirette. Si presta ai gruppi di lettura perché il gesto centrale invita all'interpretazione mentre le prospettive circostanti impediscono un consenso troppo facile. Premia inoltre chi presta attenzione alla politica delle buone maniere, all'instabilità della memoria e alla differenza fra notare una persona e consumare una storia che la riguarda.
È meno adatto a chi vuole eventi rapidi o un realismo psicologico espresso in una prosa trasparente. Il libro richiede tolleranza verso l'artificio. Titolo, suddivisioni, giochi di parole e coincidenze restano visibili. È proprio questa visibilità a essere centrale: anche la vita sociale è composta da strutture che si finge di non vedere. Smith le porta in superficie e lascia che il sentimento le attraversi.
Valutazione finale
La camera chiusa è una premessa brillante perché crea al tempo stesso assenza ed eccesso. Miles si ritira e il linguaggio si moltiplica intorno a lui. La forza del romanzo sta nel non dichiarare moralmente puro né il silenzio né la parola. Il ritiro può ferire gli altri; la spiegazione può diventare possesso; la simpatia pubblica può trasformarsi in spettacolo; una battuta può essere un ponte o uno scudo.
Chi accetta queste tensioni troverà un romanzo di insolita leggerezza e tristezza. L'indirettezza narrativa è impegnativa e le caricature sociali talvolta non hanno la profondità concessa alle figure centrali. Eppure la forma resta fedele all'argomento. There But For The non apre la porta di Miles per consegnarlo come risposta. Insegna al lettore a prestare attenzione alle persone radunate fuori — e a mettere in discussione le storie che raccontano quando un'altra persona si sottrae al loro desiderio di conoscerla.