Recensione

Recensione di How Should We Then Live?

Una guida critica all'influente ricostruzione evangelica di Francis Schaeffer della storia delle idee, dell'arte, della fede e dell'autorità morale in Occidente.

Autore
Francis A. Schaeffer
Prima pubblicazione
1976
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Vedi fonte https://openlibrary.org/works/OL1829609W

Recensione di How Should We Then Live? Una tesi potente, non una storia neutrale

Questa recensione di How Should We Then Live? parte dalla distinzione decisiva per capire se il libro di Francis A. Schaeffer saprà illuminare o fuorviare. Non è una storia distaccata della civiltà occidentale. È un'interpretazione evangelica della storia culturale, scritta per mostrare che le convinzioni su Dio, verità, ragione e autonomia umana finiscono per plasmare l'arte, le istituzioni, la politica e la condotta privata. Schaeffer spazia dall'antica Roma al Medioevo, al Rinascimento, alla Riforma, all'Illuminismo, fino alla filosofia moderna, alla scienza e alle arti. Attraverso questo campo sterminato, sostiene che l'Occidente perda coerenza quando abbandona il fondamento biblico che, secondo la sua ricostruzione, è in grado di tenere insieme ragione, moralità, libertà e dignità umana.

Questa tesi conferisce al libro urgenza e una coesione insolita. Ne determina anche il principale difetto. Secoli di storia controversa vengono spesso ordinati intorno a un unico contrasto dominante: la rivelazione offre una verità stabile, mentre la ragione umana resa autonoma conduce infine alla frammentazione, alla disperazione o al potere arbitrario. Schaeffer presenta questa sequenza come una spiegazione del declino culturale. Il lettore dovrebbe invece considerarla la sua tesi teologica sulla storia. Non è né un consenso neutrale né una conclusione dimostrata dal semplice numero di artisti, filosofi ed eventi politici che l'autore riunisce.

Letto a queste condizioni, il libro conserva il proprio valore. È memorabile, ambizioso e sinceramente interessato al modo in cui gli orientamenti intellettuali escono dalle aule universitarie ed entrano nella vita comune. Letto come una guida sufficiente al Rinascimento, alla Riforma, all'Illuminismo, alla scienza moderna o all'arte del Novecento, risulta invece troppo sintetico e selettivo. Il giudizio migliore è dunque duplice: Schaeffer è una guida stimolante all'analisi delle visioni del mondo, ma un sostituto inaffidabile della storiografia specialistica.

Che cosa cerca di spiegare Schaeffer

Il vero argomento del libro non è la semplice cronologia dell'Occidente, bensì il passaggio dalle idee alle conseguenze. Schaeffer presume che le persone e le società agiscano in base a convinzioni profonde anche quando queste rimangono inespresse. La concezione della verità, della natura umana e dell'autorità morale propria di una civiltà affiorerà quindi nelle leggi, nelle immagini, negli edifici, nella musica, nella tecnologia e nelle aspettative politiche. Per questo l'autore si muove su un terreno tanto vasto. Un dipinto e una costituzione non sono prove intercambiabili, ma per Schaeffer possono rivelare presupposti collegati riguardo a che cosa sia una persona e da dove provenga il significato.

Il suo arco storico comincia da Roma e prosegue attraverso epoche che considera punti di svolta. Ammira i risultati artistici del Rinascimento, ma guarda con sospetto quella che interpreta come una crescente autonomia incentrata sull'uomo. La Riforma occupa un posto privilegiato perché, a suo giudizio, recuperò l'autorità biblica preservando al contempo il valore della ragione e del mondo creato. L'Illuminismo estende poi l'autonomia, mentre la filosofia e l'arte successive testimoniano una separazione sempre maggiore tra conoscenza razionale e significato. Giunto al Novecento, Schaeffer ravvisa la frammentazione nella filosofia, nella musica, nella pittura, nella letteratura, nel cinema, nella politica e nella vita personale.

La sequenza è limpida perché il criterio cambia di rado. Schaeffer si chiede se una cultura possieda un fondamento adeguato per la verità e i valori. Il rischio è che il criterio diventi fin troppo sbrigativo: un'opera o una corrente complessa viene rapidamente collocata lungo una traiettoria già stabilita. Il libro dà il meglio quando insegna a cercare i presupposti nascosti sotto le forme culturali. È invece meno convincente quando individuare un presupposto equivale a dimostrare una grande causa storica.

Per la stessa ragione, la domanda etica formulata nel titolo è importante. Schaeffer non propone la storia per un interesse puramente antiquario. Vuole che la diagnosi conduca a una decisione. La sua risposta è esplicitamente cristiana: recuperare la rivelazione biblica, respingere l'idea che l'umanità possa produrre da sé valori morali assoluti e adeguati, e vivere la fede nell'intero ambito della cultura. Non è necessario accettare questa risposta per riconoscere la serietà della domanda che lega convinzioni e comportamenti.

Il punto di forza di un libro che rende visibili le visioni del mondo

Il risultato più importante di Schaeffer è pedagogico. Rende la storia intellettuale rilevante agli occhi di lettori che altrimenti potrebbero considerare filosofia, teologia e critica d'arte discipline isolate. Il libro incoraggia a chiedersi quale visione della realtà renda plausibile una tesi, quale idea della persona presupponga una scelta politica e quale concezione della speranza o della disperazione incarni un'opera d'arte. È un'abitudine che può sopravvivere al disaccordo con le conclusioni di Schaeffer.

L'ampiezza dell'indagine produce anche confronti fecondi. Arte rinascimentale, teologia della Riforma, pensiero politico illuminista, pratica scientifica, filosofia esistenzialista e sperimentazione artistica moderna entrano tutti in una stessa conversazione. Gli specialisti obietteranno, a ragione, che la conversazione è orientata in modo troppo rigido; i lettori comuni possono tuttavia ricavarne una prima idea delle interazioni tra discipline. Schaeffer rifiuta la comoda separazione secondo cui la religione sarebbe privata, le idee astratte, l'arte decorativa e la politica soltanto procedurale. Per lui, ciascun campo rivela convinzioni sulla realtà.

Il libro è importante anche come documento della storia intellettuale evangelica. Affiancò un progetto cinematografico e nacque dall'attività svolta da Schaeffer a L'Abri, la comunità fondata insieme a Edith Schaeffer. In un'intervista del 1976 si definì anzitutto un evangelista e spiegò che il progetto intendeva affrontare interrogativi estesi all'intero campo della cultura. Questa definizione aiuta a calibrare il giudizio sul libro. La sua vasta portata non è il prodotto involontario di un tentativo fallito di scrivere una monografia accademica: fa parte di una strategia apologetica volta a persuadere i lettori che il cristianesimo ha qualcosa da dire al pensiero pubblico, oltre che alla devozione privata.

Per chi incontra questa tradizione per la prima volta, il libro può avere un effetto energizzante. Conferisce serietà morale all'arte e alle idee, presume che anche i non specialisti possano affrontare materiali difficili e mette in discussione il consumo passivo della cultura. La denuncia di una religione accomodante e ripiegata sulla propria sicurezza impedisce inoltre alla tesi di diventare soltanto un atto d'accusa contro gli estranei. Schaeffer vuole che la fede cristiana produca integrità intellettuale, compassione, comunità e azioni concrete.

Dove il metodo storico diventa troppo sbrigativo

La stessa architettura che rende il libro memorabile lo espone alle critiche. Schaeffer presenta più volte figure o correnti importanti come porte attraverso cui entrerà la successiva disgregazione culturale. Una struttura simile privilegia transizioni nette e simboli rappresentativi, mentre la causalità storica comprende in genere molti più fattori. Interessi economici, istituzioni, tecnologie, conflitti interni alle tradizioni e contingenze della ricezione non sempre trovano posto in una storia delle idee costruita attorno a un unico filo conduttore.

L'analisi del Rinascimento è un esempio centrale. Schaeffer interpreta il suo umanesimo come una svolta decisiva verso l'autonomia umana e collega tale svolta all'instabilità successiva. È una lettura apologetica protestante riconoscibile, non il significato indiscusso di quel periodo. Gli umanesimi rinascimentali furono diversi fra loro, lo studio dei classici interagì in molti modi con gli orientamenti cristiani, e l'attenzione artistica alla forma umana o alla natura non dimostra di per sé il rifiuto della trascendenza. Il contrasto delineato dal libro con la Riforma chiarisce quindi la teologia di Schaeffer con maggior sicurezza di quanto chiarisca ogni aspetto delle due epoche.

Le arti rivelano la stessa forzatura. Schaeffer interpreta spesso la sperimentazione formale, la discontinuità o la dissonanza come prove di frammentazione filosofica. Un'opera, però, può sfidare le convenzioni per molte ragioni: scoprire una nuova coerenza formale, rispondere a nuovi materiali, affrontare la violenza politica, rielaborare tecniche ereditate o ampliare le possibilità della rappresentazione. Uno stile moderno non si può ridurre automaticamente a una professione di disperazione metafisica. Persino riletture favorevoli a Schaeffer hanno contestato la tendenza delle sue interpretazioni di Beethoven, dell'Impressionismo, del Postimpressionismo e dell'arte successiva ad attribuire alla tesi del declino un potere esplicativo superiore a quello consentito dalle prove.

Esiste inoltre un problema di selezione. Una ricognizione tanto vasta deve necessariamente omettere qualcuno, ma le omissioni contano quando gli esempi inclusi sembrano dimostrare una direzione culturale quasi monolitica. Gli artisti religiosi moderni, le tradizioni non europee, le diverse forme di modernità e i dissensi interni possono complicare il racconto. Le prove di Schaeffer illustrano spesso il suo quadro con grande efficacia; non sempre, però, lo sottopongono al vaglio dei controesempi più forti.

Queste obiezioni non impongono di liquidare il libro. Impongono di usarlo con onestà. Schaeffer va letto come un interprete dichiaratamente schierato, le cui categorie possono generare domande, non come un'autorità imparziale che le abbia risolte.

Lettori ideali: chi ne trarrà beneficio e chi dovrebbe cominciare altrove

Il lettore ideale è curioso di capire come un critico della cultura di orientamento cristiano colleghi la fede alla cultura ed è disposto a discutere con il libro. I lettori evangelici possono servirsene per esaminare un filone influente della propria eredità intellettuale, anziché limitarsi a ripeterne le conclusioni. Chi è estraneo a quella tradizione può invece usarlo per comprendere perché Schaeffer abbia convinto molti cristiani che filosofia, arte, scienza e politica dovessero rientrare in un'unica riflessione religiosa.

Il libro è adatto anche ai gruppi di discussione. I capitoli invitano al confronto perché avanzano tesi ampie, chiare e ricche di conseguenze. Un buon gruppo può distinguere tre domande: che cosa sostiene Schaeffer? Quali prove usa? Quali spiegazioni alternative meritano di essere considerate? Questo metodo conserva la forza del libro senza permettere alla sicurezza dell'autore di sostituirsi alla dimostrazione.

Chi cerca una prima storia neutrale della civiltà occidentale dovrebbe cominciare altrove. Lo stesso vale per chi desidera una storia organica della filosofia, un'introduzione equilibrata alla storia dell'arte o una trattazione aggiornata del rapporto fra scienza e religione. Il libro attraversa tutti questi territori subordinandoli a una tesi apologetica. Il suo valore risiede nella sintesi e nella capacità di provocare, non nella completezza delle singole discipline.

Il lettore deve inoltre sapere che la prosa procede più per accumulo e affermazioni nette che attraverso caute precisazioni accademiche. Nomi, epoche, opere e prodotti culturali si susseguono rapidamente. Il ritmo può entusiasmare, ma richiede verifiche attive. L'atteggiamento giusto non è né la venerazione né il rifiuto. È il confronto vigile con un autore che riconosce un modello interpretativo forte e talvolta confonde la forza di quel modello con la completezza delle prove.

Come leggere il libro in modo critico senza perderne il valore

Per prima cosa, occorre distinguere la descrizione dall'interpretazione. Quando Schaeffer individua un evento storico, un artista o un cambiamento filosofico, bisogna chiedersi dove termini la descrizione fattuale e dove cominci il significato teologico che vi attribuisce. Quel significato può essere illuminante, ma non va introdotto di nascosto come se fosse una data o un dato di catalogo.

In secondo luogo, occorre verificare il linguaggio causale. Quando si afferma che un pensatore abbia preparato la strada a una corrente successiva, bisogna cercare gli anelli mancanti: trasmissione, istituzioni, ricezione, influenze concorrenti e prove che gli autori successivi comprendessero il predecessore nello stesso modo in cui lo interpreta Schaeffer. La somiglianza non equivale necessariamente a un rapporto di causa e la sola cronologia non dimostra una discendenza intellettuale.

In terzo luogo, vanno cercati i controesempi. Se l'arte moderna è presentata soprattutto come frammentazione, occorre cercare artisti moderni le cui opere perseguano ordine, fede, memoria collettiva o coerenza formale. Se la Riforma viene descritta come fonte di libertà, bisogna esaminare anche i conflitti confessionali, la coercizione e il lungo e accidentato cammino verso la tolleranza. Se l'Illuminismo è presentato come ragione autonoma, se ne confrontino le varianti religiose, scettiche, rivoluzionarie e riformiste.

Infine, va preservata la sfida etica. Schaeffer ha ragione nel rifiutare l'idea che la cultura sia priva di conseguenze. Le convinzioni possono plasmare i comportamenti, le istituzioni possono incarnare visioni morali e chi vive nel benessere può servirsi tanto della religione quanto degli ideali laici per sottrarsi alle proprie responsabilità. La domanda durevole del libro non è se ogni passaggio della narrazione del declino sia convincente. È se i lettori siano disposti a collegare ciò che dichiarano vero al modo in cui usano libertà, potere, ricchezza, attenzione e comunità.

Contesto e alternative per un percorso di lettura più solido

I migliori testi di accompagnamento sono quelli che conservano l'ampiezza di Schaeffer cambiando però il metodo. La recensione di The Story of Philosophy introduce ai ritratti dei maggiori pensatori occidentali tracciati da Will Durant, molto leggibili ma dichiaratamente selettivi. Anche Durant semplifica; il confronto fra i due mostra però come presupposti diversi producano storie diverse a partire da materiali in parte coincidenti.

Per un'architettura filosofica più esplicitamente dottrinale, la recensione di An Introduction to Philosophy esamina la concezione tomista della filosofia proposta da Jacques Maritain. Maritain e Schaeffer respingono entrambi l'idea che il pensiero possa prescindere dai princìpi fondamentali, ma appartengono a tradizioni intellettuali cristiane diverse e formulano giudizi molto differenti su Tommaso d'Aquino. Il contrasto è un ottimo banco di prova per qualsiasi pretesa che esista un'unica lettura cristiana evidente del pensiero occidentale.

La recensione di History of Philosophy offre un altro confronto utile: anche la ricognizione di Alfred Weber è datata e selettiva, ma leggere fianco a fianco due grandi ricostruzioni storiche aiuta a scoprire le scelte nascoste nella cronologia. Si può inoltre esplorare la più ampia sezione di filosofia e psicologia per passare dalle grandi narrazioni alle domande filosofiche fondamentali e agli studi più circoscritti.

Queste alternative non sostituiscono Schaeffer, ma lo inseriscono in una compagnia proficua. Il modo migliore di leggere una grande tesi storica consiste nel confrontarla con altre tesi di pari ampiezza, per poi verificarla alla luce degli studi specialistici sui periodi o sugli artisti che più interessano al lettore.

Verdetto finale

Vale ancora la pena leggere How Should We Then Live? perché invita a considerare la cultura un campo in cui le convinzioni producono conseguenze. L'ampiezza di Schaeffer, la sua urgenza morale e l'insistenza sul fatto che le idee entrino nella vita pubblica spiegano l'influenza acquisita dal libro. L'autore offre una risposta evangelica coerente al problema della frammentazione culturale e la rende concreta attraverso la storia, la filosofia, la scienza, la politica e le arti.

Il libro convince meno quando la coerenza diventa riduzione. I periodi storici sono troppo vari, gli esempi artistici troppo controversi e la sequenza causale troppo compressa perché la ricostruzione possa valere come consenso neutrale. A ogni passaggio importante, l'interpretazione teologica di Schaeffer va riconosciuta per ciò che è. Così facendo, il lettore può accogliere il dono migliore del libro: il sospetto metodico che le forme culturali contengano presupposti e implicazioni morali. Può inoltre resistere alla sua tentazione centrale: considerare un singolo schema convincente come l'intera storia dell'Occidente.

La raccomandazione è decisa, ma accompagnata da riserve. Il libro va letto per l'analisi delle visioni del mondo, la storia intellettuale evangelica e la seria riflessione sul rapporto tra verità e condotta. Non va letto da solo, né si deve confondere la sicurezza del suo tono con una conclusione definitiva. Il suo valore aumenta, non diminuisce, quando le tesi vengono confrontate, contestate e sottoposte al vaglio delle complesse prove che aspirano a spiegare.

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