Recensione
Recensione di The war in the air
Una lettura specifica della catastrofe del 1908 di Wells attraverso Bert Smallways, guerra aerea di massa, rivalità imperiale, previsione tecnologica, collasso civile e fantasia geopolitica razzista.
- Autore
- H. G. Wells
- Prima pubblicazione
- 1908
Vedi fonte
https://openlibrary.org/works/OL52253WRecensione di The war in the air: Bert Smallways sotto le macchine
Questa recensione di The war in the air considera la grafia minuscola del titolo originale meno importante dell'uomo comune posto al centro del romanzo. Bert Smallways è un inglese appassionato di biciclette e fiducioso nelle opportunità commerciali, non uno stratega, un inventore o un salvatore predestinato. Quando il caso lo trascina negli ingranaggi di una campagna aerea tedesca, H. G. Wells si procura un testimone deliberatamente inadeguato della guerra globale. Bert non riesce a dominare ciò che vede. Proprio questo limite costituisce il nucleo del romanzo: il conflitto industriale ha superato la scala entro cui un cittadino può comprenderlo, influenzarlo o sfuggirgli.
I velivoli sono spettacolari, ma Wells priva progressivamente lo spettacolo di ogni trionfalismo. Le flotte aeree possono attraversare i confini e colpire le città; non possono garantire che, in seguito, continui a funzionare un ordine politico. Comunicazioni, approvvigionamento alimentare, credito, trasporti e fiducia pubblica cedono insieme. La previsione più incisiva del libro non riguarda dunque un particolare mezzo di trasporto, bensì lo squilibrio fra la capacità umana di proiettare la violenza e quella di preservare i sistemi da cui dipende la sopravvivenza quotidiana.
Una bottega di biciclette si apre sulla catastrofe globale
Il mondo di Bert prima della guerra è comico, provinciale e già sottoposto alle pressioni del cambiamento tecnico. Il rapporto con le biciclette e le sue ambizioni promozionali lo collocano fra chi cerca di vivere grazie alla mobilità senza controllarne la direzione. Wells usa questa modesta vita commerciale come termine di paragone. La potenza aerea non arriva come il successivo prodotto entusiasmante, ma come un cambiamento di scala tanto drastico da rendere quasi subito obsolete le abitudini del tempo di pace.
Una salita accidentale in mongolfiera porta Bert dove non dovrebbe trovarsi e lo coinvolge nelle vicende del principe Karl Albert e della flotta aerea tedesca. L'espediente è improbabile nel vivace stile del primo scientific romance, ma assolve una precisa funzione narrativa. Un resoconto militare organizzerebbe la guerra in obiettivi e ordini. Il resoconto di Bert registra soltanto frammenti: uniformi di cui non può fidarsi, macchine che comprende appena, ordini impartiti da chi gli è gerarchicamente superiore e luoghi devastati il cui significato strategico conta meno del problema di restare in vita.
La sua ordinarietà impedisce inoltre di trasformare facilmente la sofferenza in eroismo. Bert improvvisa e talvolta sopravvive grazie alla prontezza di giudizio, ma non redime il conflitto. Chi apprezza una speculazione radicata nella società può seguire un altro ramo del genere con Where Late the Sweet Birds Sang, dove la minaccia si sviluppa attraverso la riproduzione e la comunità anziché la conquista aerea.
La potenza aerea amplia la guerra e riduce il controllo
L'assalto tedesco agli Stati Uniti, compreso l'attacco a New York, offre il panorama più memorabile del romanzo. Wells comprende che il volo cambia la geografia: mari e fortificazioni non assicurano più la stessa protezione e popolazioni lontane da un fronte tradizionale possono diventare bersagli immediati. Rifiuta però la consolante conclusione che la parte dotata di un vantaggio tecnico iniziale possa governare stabilmente. Le altre potenze si adattano, le rappresaglie si estendono e il cielo diventa un mezzo di escalation anziché di supremazia duratura.
Questa distinzione separa il romanzo dai semplici bilanci sull'esattezza delle previsioni. I dirigibili e le macchine volanti appartengono a un percorso tecnologico immaginato, non sono il progetto della successiva aviazione. Rimane riconoscibile la tentazione strategica: poiché un'arma può raggiungere un centro di potere, i governanti presumono che colpirlo genererà obbedienza. Wells mostra invece che la distruzione moltiplica l'incertezza. Si può bombardare una città senza governarla. Si può danneggiare la flotta nemica senza ripristinare i mercati, le fattorie e le reti spezzati dalla guerra.
L'azione che ne deriva appare spesso intenzionalmente disorientante. Chi desidera una precisa logica tattica può trovare le campagne compresse o implausibili. Chi accetta di leggere la scala stessa come tema comprenderà perché conti l'eccesso panoramico. La guerra aerea elimina lo spettatore protetto, compreso il lettore che sperava di ammirare le macchine da una sicura distanza immaginativa.
Il Grande Collasso è il vero antagonista
Il successivo avvicinarsi al Grande Collasso completa la tesi del libro. La civiltà globale si rivela più interconnessa di quanto comprendano i suoi governi. Quando le potenze industriali si attaccano reciprocamente nella loro base materiale, il danno si propaga oltre qualsiasi vittoria pianificata. Scarsità, malattie, trasporti interrotti, violenza locale e frammentazione politica seguono il primo impeto delle notizie militari. La guerra non termina in modo netto perché le istituzioni capaci di porre fine al conflitto e far rispettare la pace sono ormai esaurite.
L'enfasi di Wells è incisiva. La catastrofe non è una singola esplosione né una sola capitale sconfitta: è la perdita della manutenzione. La vita comune dipende da innumerevoli attività ricorrenti — distribuire cibo, riparare strade, far circolare informazioni affidabili, sostenere la fiducia — e le flotte aeree sono eccellenti nell'interromperle. Non offrono quasi nulla con cui sostituirle. La lotta di Bert per tornare in Inghilterra dà consistenza fisica a questa tesi sistemica: una distanza attraversata trionfalmente dalle macchine diventa dolorosamente difficile da percorrere a ritroso per un individuo sfollato.
Per un incontro più ottimistico fra invenzione e avventura nella prima fantascienza, Columbus of Space offre un contrasto rivelatore. Wells è molto meno interessato al veicolo come promessa di dominio. Le sue macchine mettono a nudo l'immaturità politica.
Previsione, avvertimento e limiti del senno di poi
Definire profetico il romanzo può offuscarne la costruzione. Wells previde che la guerra aerea avrebbe trasformato la vulnerabilità dei civili, ma scriveva mentre erano già visibili gli sviluppi di palloni aerostatici, dirigibili, motori, giornali, corse imperiali agli armamenti e industria di massa. Prolungò tendenze esistenti. L'atto notevole fu collegarle: mobilità, nazionalismo e infrastrutture fragili potevano produrre un conflitto dalle conseguenze impossibili da contenere per qualsiasi governo.
Come inevitabilmente accade agli scrittori speculativi, sbagliò anche molte valutazioni. Le tecnologie si svilupparono lungo altre direttrici; le guerre effettive del Novecento seguirono storie che nessun romanzo avrebbe potuto prescrivere in anticipo; gli Stati si dimostrarono talvolta più resilienti e più capaci sul piano amministrativo di quanto ammetta il libro. Trattare ogni somiglianza come una previsione avverata trasforma la letteratura in una gara di pronostici e fa perdere di vista la struttura ammonitrice. Wells chiede che cosa accada quando l'immaginazione politica resta indietro rispetto alla capacità tecnica. Questa domanda sopravvive alle inesattezze.
Il libro anticipa anche la saturazione mediatica. Le notizie di eventi lontani suscitano entusiasmo e panico senza fornire ai cittadini una comprensione affidabile dell'insieme. Bert si muove fra voci e prospettive parziali. Un mondo appena compresso dalle macchine rimane frammentato sul piano della conoscenza. In questo senso, la velocità non crea una comprensione comune: fa viaggiare più in fretta gli errori.
Un impero che critica gli imperi
L'avvertimento non è politicamente innocente. Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, Giappone e Cina entrano in un immaginario geopolitico plasmato dall'impero. Wells può denunciare la vanità delle potenze militari continuando però a concepire il mondo come una contesa fra blocchi di civiltà. Soprattutto, le forze asiatiche sono rappresentate attraverso le convenzioni razziste comunemente riunite sotto l'etichetta di Pericolo giallo: paura demografica, alterizzazione culturale e fantasie di una minaccia indifferenziata.
Questi elementi non sono una decorazione separabile dal resto. Contribuiscono a creare l'immagine romanzesca del pericolo mondiale: la critica del militarismo prende dunque talvolta in prestito proprio il panico razziale che dovrebbe mettere in discussione. Le convinzioni britanniche sono oggetto di satira, ma l'Inghilterra resta la patria affettiva verso cui Bert tenta di tornare. Alle popolazioni colonizzate viene raramente concessa la prospettiva ordinaria e individuale che rende prezioso il personaggio di Bert.
Il contesto storico spiega in che modo simili immagini circolassero nel 1908; non le neutralizza. Una lettura contemporanea dovrebbe domandarsi perché alcune popolazioni appaiano come persone intrappolate nei sistemi mentre altre diventino una massa usata per spaventare il pubblico. Chi esplora la storia della politica speculativa può visitare anche Scienza e natura, ricordando però che il linguaggio scientifico è stato spesso arruolato per presentare come naturale il pregiudizio politico.
Lettori ideali: catastrofe anziché epica del combattimento
Il romanzo riuscirà meglio per chi tollera esposizioni digressive, improvvise espansioni geografiche e un protagonista il cui valore risiede nella comprensione limitata anziché in un carisma dominante. Offre scene spettacolari, ma la ricompensa è una desolazione cumulativa. Chi cerca il racconto elegante di una campagna o uno studio dei personaggi ricco d'interiorità può trovarne estenuante l'ampiezza.
Le sue qualità sono altre. Bert rende leggibile la distruzione dal basso. Le flotte aeree dimostrano quanto seduca la capacità di colpire lontano. Il collasso rivela che una civiltà non coincide con le sue armi, i suoi monumenti o i suoi governanti: è una rete di atti cooperativi ripetuti. Questa visione colloca saldamente il libro nella Fantascienza, anche là dove le sue macchine appaiono ormai antiquate.
The War in the Air merita infine attenzione non perché Wells abbia visto interamente il futuro, ma perché ha compreso un'asimmetria ricorrente. Le società celebrano la tecnologia che consente loro di agire a distanza e trascurano le conoscenze sociali necessarie a convivere con le conseguenze. Bert Smallways, trascinato inerme attraverso quella distanza, è il testimone adatto di questo errore.